Transeunte, cioè “momentaneo”, “transitorio”: è l’ennesima volta che uno scandalo sessuale trasforma i quotidiani italiani in giornaletti porno. E noi dovremmo ancora dire transeat.
Lo scandalo sessuale è come un “tana libera tutti”: gli “opinionisti” si sentono in diritto di sparare le più grosse panzane a sfondo psico-sociologico, ermeneutico-baudril-lacaniano, ur-erotico, tra J.G. Ballard e Riza Psicosomatica.
Questa volta, però, si è superato ogni limite.
Per farvi capire in quale girone dell’inferno ci troviamo, ho messo assieme i commenti più folli sulla vicenda che ha travolto Piero Marrazzo.
Cominciamo dal Giornale del 25 ottobre 2009.
Giordano Bruno Guerri (“L’imbarazzo dei democratici: per loro il trans è una donna”) scrive:
«Trans o travestito che fosse, sia rispettato il compagno Marrazzo, almeno, per i suoi gusti sessuali: anche chi non li condivide, dovrebbe battersi fino all’ultimo perché li possa esercitare».
Sembra che, dopo aver letto l’articolo, lo stesso Voltaire si sia dissociato dalla sua nota sentenza «Non sono d’accordo con quello che dici…», confermando di non averla mai pronunciata.
In effetti, che l’epopea dell’illuminismo si risolva nella figura del radical-omo-fascio(n) G.B. Guerri, col suo nuovo motto «Non condivido che Marrazzo spenda 5.000 euro per andare a trans, ma darei la vita perché lui lo possa fare», fa rimpiangere di molto l’asceta della rivoluzione Robespierre.
Sul Giornale dello stesso giorno, è però la Bernardini De Pace a dare l’esempio più pregevole di delirio lucido/ludico.
Riprendo dall’articolo “Le mogli umiliate dai viados”:
«[…] Emerge l’antica e mai superata fragilità del maschio. Prono, anche nel pensiero, agli istinti sessuali. Dunque privo di potere su se stesso, se non è neppure in grado di governare la sua appendice genitale. Questa costituzionale debolezza dell’uomo è la causa dei più gravi dolori della donna: lo stupro e il tradimento. Con l’aggravante che l’incapacità di governo si traduce nella violenza devastante del corpo e dei sentimenti, quando non della vita, di una donna sconosciuta o apparentemente amata. Di conseguenza si può dire che, tendenzialmente, il maschio non ha né potere né responsabilità. Tuttavia il percorso nella storia, nella cultura, nei sentimenti ha fatto sì che qualche uomo si evolvesse sino a rispettare se stesso, la donna, la famiglia. Rimane un consistente manipolo di irriducibili, però, che non ha respirato il vento tonificante dello sviluppo giuridico e sentimentale del mondo, e continua impervio a farsi guidare dal potere confuso dei capricci fallici. Fino a esplorare tutte le possibili varianti di genere e, quindi, di orientamenti sessuali umani. Che poi si riducono essenzialmente all’omosessualità, all’eterosessualità e alla transessualità.
[…] Di fatto un problema c’è, ed è anche socialmente rilevante se, si dice, i trans prostituti sono più numerosi delle prostitute femmine e guadagnano molto di più. È una legge di mercato: l’offerta risponde alla domanda. Se anche produciamo molte escort, importiamo tantissimi viados. Dunque, i nostri uomini ne sono attirati. Perché? Una teoria femminista dice che il trans deruba il corpo della donna riducendo la forma femminile a un artefatto. Questo potrebbe spiegare perché alcuni uomini, anche giovani, apparentemente eterosessuali, vadano in cerca di un maschio mascherato da donna: per avere in sostanza ciò cui aspirano ma che non vogliono dichiarare. Si prendono, cioè, ciò che la donna non è e non ha. Altri uomini, per lo più ultracinquantenni, vedono nel trans l’ideale della loro anche segreta trasgressiva sessualità: lo stereotipo della donna c’è, ma c’è anche la virulenza del maschio. Perché non risvegliare l’indomabile guerriero, forse un po’ addormentato, col Viagra naturale del proibito?
[…] Il “maschio”, confuso, trasgressivo, infantile che sia, si prende tutto ciò che può prendersi del maschile e del femminile. Sentendosi forte e potente, quando invece esprime, così facendo, la sua fragilità collegata alla incontrollabile distanza genito/cerebrale. Il maschio tra virgolette. Perché il vero uomo non è quello che dopo essersi comportato in modo scorretto si nasconde alle critiche e ai pettegolezzi altrui e si giustifica dicendo “Tengo famiglia”, bensì colui che rispetta gli altri e la gerarchia di valori con loro condivisa. Ma, soprattutto, tutela la sua donna dal dolore feroce del tradimento, difendendo prima se stesso da pulsioni disordinate. Questo, infatti, è il solo comportamento non trans-curabile».
Un applauso alla Bernardini De Pace, che ha sfruttato la ghiotta occasione per sputare un po’ di veleno sul “porco maschio sciovinista”.
Immaginate se un giornalista, parlando dei festini di Cosimo Mele, avesse scritto: «Il deputato è stato costretto ad andare a prostitute dalla moglie poco avvenente e incline a non concedersi spesso, come è tipico dell’arroganza femminile».
Quali sarebbero state le reazioni? Caos nella stampa, interrogazioni parlamentari, denunce, querele, fucilazioni, ronde femministe contro la redazione.
E poi dicono che non esiste la misandria…
Ma continuiamo a passeggiare nel delirio: il 28 ottobre 2009 sul Corriere la dottoressa Marina Terragni (prima volta che la si sente nominare), supera la Bernardini De Pace, dimenticando Marrazzo e passando a considerazioni trans-esistenziali sul “dominio patriarcale” (“Gli uomini, i trans e quel mondo dove non c’è posto per le donne”):
«[…] Dei desideri delle donne ormai si sa tutto. Dalle autovisite in avanti, il mistero è stato pubblicamente scandagliato per almeno mezzo secolo. E i desideri degli uomini? Ecco, ti pare di avere proprio tutto: la vita che volevi, il lavoro, e poi la casa, il conto in banca, e la famiglia, i figli e forse -che esagerazione!- perfino l’amore. Poi un bel giorno, per ricatto o per puro caso, vieni a sapere di una certa Brenda o Nazaria o Wynona che come un’oscena badante si prende cura del padre dei tuoi figli. E all’epicentro del terremoto che fa crollare la tua vita perfetta, un maestoso fallo con cui non c’è possibilità di gara.
[…] C’è tutta una genealogia di tradite lacrimose a cui riferirsi quando si tratta “banalmente” di una donna: le madri, le nonne […]. Una poligamia informale. Le cose andavano così, quando il patriarcato aveva dato al mondo il suo ordine: per quanto discutibile, almeno riconoscibile.
[…] Ma di fronte a Brenda, Nazaria o Wynona ti va in pappa il cervello: che cos’ha? È gay? Non sta bene? O è semplicemente un maiale? Chi chiamo? L’avvocato, uno psichiatra o l’esorcista?
[…] Che cosa sono gli uomini, crollata la narrazione patriarcale? Su che cosa puntellano la loro identità se non possono più contare sul dominio delle donne? […] Questo delle trans non è solo un vizietto per potenti. Se una metà abbondante di chi fa il “mestiere” è pene-dotata, è perché esiste una corrispondente -e ipocrita- domanda da parte di un’enorme quantità di impiegati, ragionieri, amministratori di condominio, onesti padri di famiglia. Ok il seno e un nasino femminile, ma nessuna operazione definitiva. “Quello” lo si tiene, o si perderebbero i clienti che a quel punto si rivolgerebbero a “semplici” donne (e sai la noia…).
[…] Tra i pochi disposti a parlarne -per il resto, omertoso, complice, imbarazzato silenzio- l’ex calciatore francese Éric Cantona, che in un’intervista ha ammesso: “La donna ideale potrebbe essere un travestito, perché ha un po’ di entrambi”. E su Via Dogana, periodico della Libreria delle Donne di Milano, Stefano Sarfatti Nahmad dice: “Comincio a credere che gli uomini che sono interessati al pieno godimento sessuale troveranno più facilmente quello che cercano scegliendo un rapporto omosessuale”.
[…] Traditi e abbandonati dalle donne, mortificati dalla loro autonomia, sfiniti dalla loro libertà e dalla loro voglia di stravincere, molti maschi regrediscono a un consolatorio “tra uomini”. Un mondo a cui le donne non hanno accesso: solo maschere di donne, come sulle scene del teatro medievale; solo pseudo-donne, a misura di un immaginario semplificato e un po’ autistico. Un’omosessualità spirituale e culturale che può contemplare anche un passaggio strettamente sessuale».
A questo punto, l’antifemminismo diventa una sacrosanta reazione morale. O forse qualcuno si sente ancora tranquillo di fronte alla tesi che tutti gli uomini (proprio tutti, anche Éric Cantona e tale Stefano Sarfatti Nahmad, un altro “carneade”), vanno a trans per restaurare il patriarcato?
Se sì, allora sarete soddisfatti dal contrappunto maschile del Corriere, Raffaele Morelli (“Uomini di potere, trans e la trasgressione come fuga”, 25/10/’09):
«È come avere un rapporto con un essere mitologico o una divinità. Il trans, infatti, è espressione di quest’epoca: esiste grazie alla chirurgia e alla chimica».
Però, mica male il dottorino! A quanto pare, dalle parti del Corriere mancano i vaneggiamenti di Zolla, che fortunatamente ha lasciato molti brani edificanti sull’amata figura del viado, da riciclare nelle occasioni di “festa”:
«Oggi, mentre declinano i legami familiari e l’etica del lavoro, ad essi si va sostituendo un ideale di vita più nomade, fatto di legami fluttuanti […]. In questo nuovo clima, l’androgino non suscita più allarme. L’ironia e i fischi nei confronti delle creature di sesso indeterminato si perdono nel ricordo di un passato che ci stiamo rapidamente lasciando alle spalle. Anzi, il maschio e la femmina totali sembreranno forse presto anomalie irritanti».
[E. Zolla, L’androgino: l’umana nostalgia dell'interezza, Red edizioni, Como, 1989, pp. 9-10]
E i trans che dicono? Ad intervistarli c’è Pierluigi Diaco, che comincia il suo articolo “Nella Capitale è guerra tra trans” (Libero, 29/10/’09), con una frase di “Maurizia, 42 anni, transgender”:
«Non si può parlare di “chi va coi trans” in maniera troppo leggera, il moralismo di chi condanna con disgusto non coglie minimamente nel segno. I transessuali sono una realtà varia, viva e complessa. Soprattutto quelli che non battono per le strade di tutto il paese, ma che rallegrano le atmosfere dei locali e degli appartamenti. E poi voglio denunciare un fenomeno: molti di questi uomini quando vanno con noi trans portano con sé le loro mogli e alcune di loro partecipano ai nostri giochi, altre si limitano a guardare».
Il problema è che le prime cinque righe delle dichiarazioni di “Maurizia” sono prese da un’intervista al “filosofo” Tommaso Fagioli, che lo stesso Diaco ha pubblicato sul suo blog il giorno prima: “La transavanguardia italiana/Diacoblog ospita la riflessione di Tommaso Fagioli” (28/10).
Ora, non vorremmo che l’eterna “giovane promessa” Diaco fosse incappato in un’imboscata come Marrazzo: al posto del filosofo Fagioli si è trovato la transgender Maurizia, «residente in un appartamento della Prenestina, di giorno cassiera in un supermarket indiano e di notte “spacciatrice” di felicità per uomini in cerca di brividi forti» (altro che fagioli!).
Ancora incerti su chi sia Fagioli e chi sia Maurizia, sentiamo comunque le parole del terzo carneadiano, il filosofo trans-avanguardista:
«La donna in Italia è talmente venerata che la sua versione parossistica rischia di insidiarle il primato. Ecco perché, in certe condizioni, come dimostrano i fatti, una donna non potrà mai competere con un trans poiché egli/ella è l’esasperazione dei suoi tratti, la sua elevazione di potenza. Sempre disponibile, insaziabile, esperta succhia cazzi, esile o morbida ma forte, attivo-passiva, attaccata, sensibile, comprensiva, paziente ascoltatrice e fine psicologa. Madre, santa e puttana, il trans è un uomo che racconta ad un uomo come deve essere un donna, incarnandosi nella più audace figura del suo immaginario»
Che sublime lirismo!
Sembra che tutti questi figuri, dopo anni di “cultura transgeder” masticata su tomi illeggibili, aspettassero da tempo il debutto del trans-pop, così da poter salire anche loro sul palco, mano nella mano con “Maurizia”, “Brenda” e “Nazaria”.
Ma l’apoteosi non è a base di fagioli, bensì di Manconi. Il suo articolo, “Quell’idea sbagliata del ‘Male’”, L’Unità, 30/10/’09) merita la citazione più lunga:
«Credo che nella vicenda di Piero Marrazzo, come prima in quella del deputato Cosimo Mele e in quella del senatore Emilio Colombo, vi siano motivi di riflessione per tutti. Il primo tema è quello del cosiddetto Male. Qui si considerano male tutti quei comportamenti che violano le nostre convenzioni e convinzioni morali. Dunque, acquistare sostanze stupefacenti illegali, accoppiarsi con partner diversi da quelli con cui si vive, fare sesso con prostitute e prostituti, sottrarre denaro pubblico, ricevere tangenti private: questi sono alcuni degli atti che, in genere considerati riprovevoli, diventano motivo di grave scandalo se adottati da titolari di ruoli istituzionali. E si tratta di comportamenti diffusi (o molto diffusi) nelle società contemporanee. Dove possono assumere la frequenza e l’intensità di vere e proprie patologie sociali.
[…] Quando simili atti diventano fenomeni collettivi, il giudizio può certamente rimanere inalterato ed esprimersi come riprovazione assoluta, ma non può ritenersi esaustivo. Vanno indagate le radici sociali (e culturali e psicologiche) di qual fenomeno, vanno poste in essere le strategie di contenimento e di “riduzione del danno”; e vanno adottate politiche di depenalizzazione.
Ma un punto va chiarito subito. Due adulti consenzienti che “lo fanno strano” possono rappresentare un problema -se lo rappresentano– per i loro familiari. Ma perché mai per i cittadini, gli appartenenti al loro partito, gli elettori?
Se invece lo rappresentano, un problema, lo si deve al fatto che quei comportamenti […] vengono considerati il Male, e non libere opzioni o, eventualmente, errori o cadute […]. Quegli atti non sono il male: possono essere riprovevoli, magari assai riprovevoli, talvolta sono sanzionabili come reati, perfino come reati di particolare rilevanza pubblica e di profondo impatto sociale, ma non sono il Male.
[…] Sul piano delle scelte private, un amplesso con una trans a via Gradoli o con una escort a palazzo Grazioli, evidentemente, si equivalgono. La lotta politica dovrebbe evitare di ricorrere a quegli amplessi come ad altrettanti corpi contundenti (e mercenari) contro il Nemico. […] Si dovrebbe porre un punto fermo e sottoscrivere una moratoria. Per poterlo fare, è indispensabile assumere come ineludibile […] la consapevolezza che ciò che chiamiamo erroneamente Male non è pertinenza esclusiva di un solo campo del sistema politico: non è attribuibile interamente all’avversario così come l’avversario non può attribuirlo interamente a noi. Nell’incapacità di riconoscere questa verità elementare sta la radice di quel giustizialismo, che non è riducibile esclusivamente alla voglia di forca: è –ancor prima– un’idea profondamente sbagliata della natura umana. Che mai, proprio mai, si Presenta come totalmente identificabile o nel vizio o nella virtù […]».
Sono l’unico a giudicare queste frasi allucinanti e folli? Posso capire l’apologia della crapula, che ormai non scandalizza più nessuno, ma l’intoccabile Manconi ci butta in mezzo persino il «sottrarre denaro pubblico» e il «ricevere tangenti private».
Comincio già a rimpiangere il duro moralismo ginevrino di Marco Travaglio: la sinistra non stava diventando la culla di un giustizialismo “calvinista”, che vedeva nel potere giudiziario assolutizzato la catarsi della politica italiana?
Invece Luigi Manconi, una delle “anime” del PD (c’ha scritto pure un libro, Un’anima per il PD), ora dice che il “giustizialismo” deve tener conto delle debolezze della umana natura. Tra le quali, a parte la cocaina di Colombo, le squillo di Mele, i trans di Marrazzo (e, per non essere ipocriti, le “utilizzate finali” di Berlusconi), d’ora in avanti verranno conteggiate anche le tangenti per appalti (magari quelli sanitari) e gli sperperi di denaro pubblico.
Strano che Travaglio, adesso che ha pure il suo giornaletto, non abbia avuto nulla da ridire sulle gravi dichiarazioni di Manconi: troppo impegnato, forse, a identificare come “male” (relativo) il fatto che Berlusconi abbia avvisato Marrazzo della circolazione del “filmino”.
Intanto Manconi elucubra, ed elucubra bene, altro che raffinate disquisizioni sul transessualismo da borgata. Questa è vera trans-politica: una mano che lava l’altra.
Roberto Manfredini
Novembre 7th, 2009 at 12:40
Credo che ognuno delle persone che hai citato abbia semplicemente analizzato il fatto dalla prospettiva che più gli faceva comodo. Questo di certo non aiuta a fare chiarezza, ma da che mondo è mondo, le cose funzionano così, e non potrebbe essere altrimenti. Reputo la vicenda Marrazzo un semplice squallore all’interno di uno squallore ancora più grande, che è quello che impersoniamo ogni giorno noi stessi. Quello che mi preoccupa veramente è l’incapacità di abbattere questo muro costruito ad arte, per dividerci gli uni con gli altri. Le donne non vogliono abbattere questo muro perchè ne hanno un disperato bisogno (l’ho hanno eretto loro, come potrebbe essere altrimenti.), e gli uomini, gli uomini vanno a trans…
Novembre 7th, 2009 at 14:55
Condivido in parte quello che dici.
Sembra che andare a trans sia diventato un “bisogno” impellente e fondamentale. Non vorrei che questo falso vittimismo, utilizzato da chi ha gusti perversi, diventi poi un “suggerimento” per i molti che non riescono a rapportarsi con le donne.
Sono gli stessi “trans-puttanieri” ad ammettere che, per andare con una donna “dotata”, bisogna essere strafatti di droga. Quindi è solamente una perversione alla moda, dovuta anche ad anni di “propaganda” del tipo illustrato sopra: articoli sul “gender”, libri sulla “rivoluzione che passa dal buco del culo”, saggi sulla “filosofia della perversione” ecc…
Questo implica che le giornaliste dovrebbero smetterla di insultare “gli uomini”.
R.
Novembre 7th, 2009 at 16:00
Anch’io credo che dovrebbero smetterla di insultarci, ma so anche che non lo faranno mai di loro spontanea volontà, come ho detto, le donne stanno creando questo muro divisorio, e mi rifiuto di credere che lo stiano facendo inconsapevolmente o in buona fede, anzi.
Per quanto riguarda il resto del discorso, penso che hai ancora ragione, ma penso anche che purtroppo quella della moda dei trans è solamente la punta di qualcosa di molto più grande: in rete ho visto cose che ritenevo impossibile immaginare.
Penso, alla luce di quello che possiamo vedere oggi, che se gli uomini non decidono di stare con se stessi, e quindi contro le donne, e non la smettono di accettare questo andazzo, le cose continueranno ad andare sempre peggio e la prossima volta chissà di quale altro scandalo ci dovremo andare a scandalizzare, se così si può dire.
Quello che vorrei capire bene è se a gli uomini dispiace o meno l’andazzo delle cose? Vedo molti uomini a cui piace questo stato di depravazione a tal punto che non saprebbero più farne a meno.
Novembre 7th, 2009 at 23:45
Oh, sì, a loro piace un sacco. Noi sai quanti uomini mi insultano perché scrivo contro il femminismo.
Se tu la pensi come me, allora devi essere consapevole che la nostra battaglia è già persa sin dall’inizio. L’unica cosa è cercare di salvare se stessi e non darsi in pasto alle jene.
R.
PS: “In rete ho visto cose che ritenevo impossibile immaginare”: cosa intendi?
Novembre 8th, 2009 at 12:56
Beh se proprio dobbiamo andare sul pesante, ma basta anche andare su youtube, è facile rendersi conto che la rete è totalmente invasa da video e comunità con tema la perversione di turno. Perversioni dove nella maggior parte dei casi l’uomo riveste i panni del sottomesso. Purtroppo mi è anche capitato di vedere le cose peggiori: il mio vicino di casa che li ritiene “dei video divertenti” e voleva in qualche modo schifarmi, mi ha fatto vedere dei video di uomini che si facevano defecare in bocca dalle proprie donne, dopo che queste li avevano allegramente cornificati con altri uomini.
Ora, io non sono un ingenuo. Credo che queste porcherie siano sempre esistite, ma credo anche che il fenomeno non avesse la stessa rilevanza che ha oggi, e io sono convinto che la colpa è di quelle donne e uomini che hanno permesso al femminismo di plasmare la nostra società:
Persone che dicono di non essere contro il femminismo ma neanche a favore, ma che poi, quando questo rivendica in loro nome l’ennesima ingiustizia, stanno zitte.
E’ una battaglia persa in partenza? Si, ma non m’importa: Io non la combatto più! A un certo punto che vadano in malora: è chiaro che la gente sa è non vuol cambiare, continuare a fare la morale sarebbe da stupidi. Quello che faccio invece è concentrarmi su me stesso, e avere ben chiara la distinzione tra amici e nemici.