È vero, io sono un pericoloso etero-fascista. Ho già spiegato i motivi di questa scelta sia da un punto di vista politico-sociale (“Il capitalismo è sinonimo di lussuria sempre e comunque”, 08/12/08), che da uno morale-culturale (“Eterofobia: la ghettizzazione dell’eterosessualità”, 04/07/09).
Ma tenterò di rivolgermi, almeno per una volta, ai cosiddetti “laici” che premono per le Nozze di Sodoma.
Paola Binetti ha salvato ancora una volta le libertà civili e d’opinione da una minoranza prepotente. Lo aveva già fatto quando il governo Prodi aveva tentato di introdurre un reato ideologico nascosto nel “decretone sicurezza”.
La potentissima lobby c’ha provato di nuovo, col “testo base sull’omofobia”.
Il motivo per cui la Binetti ha contribuito ad affossare il lodo-omofobia, lo spiega lei stessa in un’intervista al Corriere (15/08/’09):
«Se la legge si fosse limitata a tutelare la vita, l’incolumità, la libertà personale degli omosessuali, non avrei esitato a votarla. Ma nel testo si parla anche di “libertà morale”. E non vorrei che un giorno un magistrato potesse sostenere che viola la legge chi non è d’accordo sui Pacs o sulle adozioni».
Il partito che si auto-definisce democratico l’ha lapidata immediatamente. Non si capisce però con quale diritto Paola Concia si erga a coscienza morale dei “democratici”: perché una lesbica può stare nel partito, e una cattolica no?
La lobby omosessuale ha tentato di cavalcare i finti scandali giornalistici sulla “violenza contro i gay” (la maggior parte sono storie inventate, ma nessuno riporta le smentite). Sempre sull’onda dell’indignazione, Cecchi Paone ha inviato una lettera al Corriere in cui consiglia al “popolo romano glbt” di spaccare qualche cranio di eterofascista. (Mentre sul Giornale scrive: «Accettino il confronto quelli della destra dura e pura ma civile sul perché chi non fa figli meriterebbe meno rispetto di chi continua ad affollare un mondo sovrappopolato». Questo è il mondo come lo vuole Paone).
Molti affermano che la Camera ha affossato la “legge Concia” in base ad un pretesto: la necessità di una definizione chiara della dicitura “orientamento sessuale”.
Ma questo è il prezzo della nostra ipocrisia.
Paola Concia è il primo a mentire, quando dichiara che «di orientamenti sessuali ce ne sono solamente due: quello omosessuale e quello eterosessuale».
Non è vero. Tutti sappiamo che fino a trent’anni fa l’omosessualità era considerata una parafilia (cioè una malattia) dalla bibbia degli psichiatri, il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).
Nel 1973 i luminari, sotto la spinta intimidatoria delle associazioni gay, decisero di espungere la pederastia anche dall’elenco delle “deviazioni sessuali”.
Così l’omosessualità è divenuta un “orientamento sessuale” parificato all’eterosessualità.
Se il “gioco” è riuscito ai gay, perché altre “minoranze sessuali” dovrebbero restare escluse dalla cuccagna dei diritti?
Perché la definizione di “orientamento sessuale” non potrebbe comprendere, in futuro, anche pedofilia e incesto?
È difficile trovare una risposta a queste domande, ma proveremo lo stesso a darne un paio:
1. Gli omosessuali sono la “maggioranza” della “minoranza”; ovvero l’omosessualità è l’unico orientamento sessuale che può essere accettato socialmente.
Per il momento, è una cosa indimostrabile. Niente assicura che, una volta garantiti i diritti ai gay, altre minoranze non “alzino la testa”. L’accettazione sociale dell’omosessualità non è stato infatti un processo spontaneo: ci sono voluti decenni di manifestazioni, disinformazione, film di propaganda e pressioni politiche.
Tutto è stato fatto senza il consenso popolare: l’arrogante condotta del Parlamento Europeo è un esempio di come questi provvedimenti vengano imposti dall’alto.
Non è un caso che dove ci sono stati i referendum (Arizona e Florida), la gente abbia votato contro il matrimonio gay!
2. L’omosessualità è sempre esista, ci sono stati grandi uomini e artisti omosessuali. E l’attuale legislazione favorevole alle coppie gay in molti paesi europei, dimostra che il rispetto della minoranza omosessuale non implica alcuna violazione del diritto altrui.
Anche la pedofilia ha i suoi “capolavori” e la sua “cultura”: Morte a Venezia di Mann, Lolita di Nakobov, tutti i sonetti di Sandro Penna, molti romanzi di Pasolini, i dipinti di Balthus, l’ultimo libro di Marquez ecc… Ce ne sono talmente tanti, che potremmo risalire persino al Simposio di Platone.
Quindi ci furono “grandi personalità” pedofile così come ce ne furono di gay, di sadomasochiste e di feticiste. Del resto, le prove che Michelangelo fosse omosessuale sono esigue come quelle che dimostrerebbero la pedofilia di Lewis Carroll.
Volendo, si potrebbe anche costruire una storia della letteratura incestuosa che, partendo dalle tragedie greche, passando per lo stato utopico dello stoico Zenone di Cizio, arrivasse al Manfredi di Byron (che sa di autobiografico, visto che il Lord non nascondeva il suo rapporto con la sorellastra Augusta).
A parere di chi scrivere, le tricoteuses progressiste, che guardano all’eldorado zapateriano come modello-base di integrazione civica e culturale, hanno cantato vittoria troppo presto.
Non essendo dotati di un briciolo di lungimiranza, dovrebbero almeno avere la decenza di aspettare che Sodoma si riveli del tutto.
Sarà un crudele contrappasso: le parafilie, prima punite dal Codice Penale, si organizzeranno in lobbies, con tanto di rappresentanti in Parlamento.
Ma dubito che qualcuno avrà qualcosa da ridire: il classico meccanismo orwelliano del bis-pensiero è già in atto da tempo.
Prendiamo un esempio molto recente: il “caso Polanski”.
Attori e registi a parte, tutti i “volti noti” dell’opinione pubblica si sono schierate contro Roman Polanski, al grido di «La Legge è Legge, anche dopo trent’anni!».
Molti commentatori a loro dire “laici-progressisti”, oppure “garantisti ad oltranza”, hanno chiamato in causa la dura lex, come se avessero a che fare col Deuteronomio.
Bene, ma di quale “Legge” stiamo parlando?
Non per fare il guastafeste, ma secondo la “Legge”, Polanski era colpevole di Unlawful sexual intercourse with a minor. Per questo la pena era stata di 40 giorni in clinica psichiatrica e lauto risarcimento alla vittima. Se la tredicenne avesse avuto un anno in più, probabilmente non ci sarebbe stato neanche il processo: in America, come in Italia, la cosiddetta “età del consenso” si raggiunge a 14 anni.
Ecco la “Legge” alla quale si appellano con tanto fervore.
Non si può biasimare Polanski di essere scappato, quando tentarono di incastrarlo con un’accusa montata ad arte, che lo avrebbe pubblicamente distrutto.
Perché è chiaro che l’opinione pubblica non può credere alla storia di una madre che vende la figlia minorenne, per ottenere in cambio un po’ di successo. Mentre può benissimo pensare all’ebreo hollywoodiano («Sono visto molto spesso come un malefico nano», dice di sé Polanski), che attira le fanciulle nella sua villa per sbranarle. Per questo Oliviero Beha chiede: «E se Polanski avesse stuprato tua figlia?» (e se Bellissima lo avessero girato a Hollywood negli anni ’70, per dire?).
Questa digressione su Polanski sembrerebbe poco attinente col discorso sull’omofobia. Eppure è necessaria per affrontare il neomoralismo fino in fondo.
Se anche uno come Daniel Cohn-Bendit si permette di fare la morale a Polanski (proprio lui, che nel libro Le grand bazar del 1975 “sognava” di farsi masturbare dai suoi piccoli alunni); se anche uno come lui può saltare sul carro dei neo-moralizzatori, allora restiamo soltanto noi a denunciare l’amoralismo che sgoverna questa società.
Abbiamo assistito ad una insurrezione generale contro il “violentatore di bimbe”. Magari ieri non si sapeva neanche cosa avesse fatto Polanski, ma ora che i telegiornali hanno dato la notizia, tutti sono desiderosi di rifarsi del tempo perduto, invocando la ghigliottina, la tortura o la sodomizzazione in carcere.
Ad aprire le danze è stata Maria Laura Rodotà (in prima pagina sul Corriere) contro il Lodo-Polanski. Come al solito, la Rodotea non ha capito nulla: pensa che chi voglia impedire l’estradizione lo faccia in base all’idea che Polanski sia un “genio intoccabile”. Non sa che il regista aveva già patteggiato la pena per il reato commesso, e che per questo ci troviamo di fronte ad una pura e semplice persecuzione giudiziaria. E non perché il colpevole sia un imbianchino o un idraulico, ma proprio perché l’imputato si chiama Roman Polanski.
Scrive la Rodotà: «Aveva stordito una quasi bambina e le aveva fatto di tutto». Evidentemente la giovane rampolla ha scordato di leggere l’articolo del giorno prima del suo stesso giornale. È scritto proprio sul Corriere: non c’è stato nessun “stordimento”, la “bambina” era consenziente (aveva avuto altri rapporti in precedenza) e Polanski non le aveva fatto assumere droghe. Sarà per questo che anni dopo la vittima (Samantha Geimer), oltre a perdonare il suo assalitore, dichiarò anche che fu la madre ad istigarla ad accusare Polanski (ma il regista, nella sua autobiografia, si spinge ad affermare che la madre stessa incoraggiò il rapporto per facilitare la carriera della figlia).
È probabile che la Rodotà mistifichi i fatti allo scopo di mettere in moto il meccanismo della “donna debole/donna forte”.
L’abbiamo già vista all’opera in un caso recente di “sesso con una bimba”, quello del comico trentenne Alessio Saro (in arte “Billy Ballo”) che ha avuto un rapporto con una tredicenne conosciuta via internet. Si parva licet, le accuse giornalistiche seguono lo stesso schema: trovate i particolari della vicenda su Antifeminist (“Billy Ballo e lo stupro inesistente”, 24/05/2009: La Stampa di quei giorni se ne uscì con un titolo micidiale, “Sesso con una bimba, comico arrestato”, forse d’ispirazione per l’arringa della Rodotà?).
È palese che i giornalisti abbiano voluto equivocare a bella posta: Billy Ballo non è stato arrestato per “stupro”, ma per aver fatto sesso con una tredicenne. Sfortunatamente per lui, l’età del consenso in Italia è fissata a 14 anni: se la bimba avesse avuto un anno in più, non sarebbe neppure nato il “caso”. Stessa “sfortuna” per Polanski.
Vorremmo aggiungere, con un po’ di pelo sullo stomaco: qualora il fattaccio fosse avvenuto nei cessi di una discoteca-lupanare, dove settimanalmente avvengono rapporti da in piedi tra una cubista dodicenne e un imbianchino/idraulico in crisi di mezza età, pochi avrebbero avuto qualcosa da ridire.
Chiarisco che, per quel che mi riguarda, non so cosa un uomo adulto possa trovare in una tredicenne. La considero una condotta malsana, anche in questi tempi dove le ragazzine sono ipersessuate, ipervitaminizzate e già “addestrate” sin dalla prima media (grazie alle solerti educatrici sessuali). Non essendo un patito di psicanalisi, mi è difficile affermare quale sia il problema irrisolto che spinge un adulto a cercare la ragazzina. Preferisco –ipocritamente- che la legge stabilisca un’età del consenso, senza interrogarmi troppo sui moventi. A dirla tutta, mi stupisce persino che l’età stabilita sia così bassa. Scrive sempre la Rodotà: «I costumi sono liberi nell’occidente civile da decenni e si spera lo restino. Tra adulti consenzienti, magari». Quindi una quattordicenne sarebbe una “adulta consenziente”? Dipende quanto fa comodo al gioco della “donna debole/donna forte” (che è un po’ come quello del “poliziotto buono/poliziotto cattivo”). In questo caso il gioco è riuscito alla perfezione: la chiosa dell’articolo è un supplichevole «spieghiamolo alle ragazzine (per favore) [che non si fa sesso coi quarantenni]».
La “morale”, insomma, è che i neogiacobini vorrebbero sì vivere in una Nuova Sodoma, ma che al contempo sia “regolarizzata” in tutto e per tutto.
Se non capite le conseguenza del neomoralismo, provate a dare una scorsa alle età del consenso nei vari Paesi: nella civilissima Spagna è 13 anni, mentre in altri paesi scende a 8-9.
Aggiungendo a questo fatto che la maggior parte delle associazioni omosessuali lotta per abolire anche i limiti più irrisori (v. anche le controversie sull’ILGA), forse si è in grado di osservare più da vicino cos’è la fatidica “Legge” alla quale tutti si appellano.
È la legge di Sodoma e Gomorra, città dove non esiste più nessuna legge.
Per i più duri di comprendonio, ho preparato una lista di quattro nuovi “orientamenti sessuali”, che presto verranno sdoganati con le frasi di circostanza: «Anche questo è amore», «Non si può fermare il progresso», «Rispettate le minoranze, sporchi razzisti fobici».
- Necrofilia: il fumettista americano Robert Steven Rhine ha ideato un giornale erotico dove ragazze maggiorate si accoppiano con riproduzioni in plastica di cadaveri putrefatti: si chiama Girls and Corpses e sta già avendo grande successo nella pubblicistica “di genere”.
Un autore della Rai lo definisce “geniale”. Io invece direi che è ripugnante, ma non vorrei cadere nel reato di necrofobia.
- Incesto: molti libri di antropologia lo definiscono erroneamente un “tabù universale”, forse influenzati dalla ridicola teoria freudiana. In realtà sono esistite, ed esistono ancora, società che lo praticano normalmente: nell’antichità, le dinastie faraoniche, essendo discendenti degli dèi, dovevano accoppiarsi all’interno della famiglia; ai giorni nostri, esistono ancora tribù amazzoniche che, per non mischiarsi ad altri gruppi etnici, praticano l’incesto ad ogni generazione.
Ma, al di là di superstizioni assurde, quello che ci interessa è capire se l’incesto e la moderna democrazia sono compatibili.
I “casi” sono all’ordine del giorno: una madre che ritrova il figlio minorenne, dato in adozione dieci anni prima, e se lo porta a letto; due fratelli scozzesi che reclamano il diritto ad amarsi; un padre (61 anni) e una figlia (39) che, in Australia, hanno avuto una bambina (dichiara la madre: «Siamo intellettuali adulti, che hanno avuto la loro carriera, una vita normale come tutti e, pur avendo un legame biologico, si sono innamorate quando, ad un certo punto della vita, si sono ritrovate»).
Per non parlare della vera e propria “militanza incestuosa” messa in atto in Germania da due fratelli felicemente coniugati con quattro figli (tutti malaticci e deformi – ringrazino mamma e papà) che, appoggiati dal Partito verde tedesco VITA, chiedono di «abolire una legge che appartiene al secolo scorso e che non ha più senso» e di «vivere come una famiglia normale».
Qualcuno probabilmente penserà che il reato di “incestofobia” non possa mai nascere, e che i pericoli segnalati dal card. Bagnasco siano il frutto di una mentalità retrograda.
Benissimo, cari amici laici, voi che rappresentate la coscienza morale del Paese, permettetemi di ricordare le parole di uno dei candidati alla presidenza del PD, il luminare Ignazio Marino (da un articolo de L’Espresso, “Ai confini della vita”, 19/05/’06):
«Le modalità della riproduzione umana sono già cambiate, sarebbe ingenuo negarlo e non tenerne conto. Ma quali sono i confini dell’eugenetica accettabile e di quella non accettabile? Pensiamo per esempio al divieto di incesto, un’antica pratica di eugenetica oggi accettata in tutto il mondo, che probabilmente nasce proprio dalla necessità di prevenire malformazioni. Forse tra due o 300 anni sarà possibile impiantare nell’utero delle donne embrioni con un Dna privo di malattie e può darsi che questo sarà accettato come un fatto del tutto normale, come parte dell’evoluzione della specie umana, o per lo meno delle popolazioni più ricche».
Il discorso è tortuoso, ma in sostanza significa questo: il tabù dell’incesto per Marino è dovuto esclusivamente al pericolo di malformazioni (tipico riduzionismo scientista), ma quando un giorno sarà possibile impiantare nell’utero embrioni perfetti, allora non ci sarà alcun ostacolo “genetico” (figuriamoci morale!) all’accoppiarsi con la propria madre.
E guai se qualcuno si azzarderà a dire che l’idea è aberrante e perversa. Scatterà immediatamente l’“Allarme Incestofobia”. I parlamentari ammogliati con sorelle e cugine faranno subito pressione in Parlamento per fermare i nemici del progresso.
Vi sembra improbabile, non è vero? Questo perché non leggete bene i giornali, altrimenti vi sareste accorti che un “appello contro l’incestofobia” è già scattato.
Vi propongo qui, tra i tanti, un articolo di Dacia Maraini pubblicato sul Corriere del 27/03/’07, “La ‘famiglia naturale’? Non esiste, perché la natura è violenza, caos e incesto”:
«Il Papa sostiene, con ostinato candore, che si deve difendere la famiglia naturale. Ma cosa intende per natura, viene da chiedere. Ogni normativa sociale, se guardiamo bene, va contro natura. Nel mondo naturale il più grosso mangia il più piccolo, il più robusto schiavizza il più debole, le madri si accoppiano con i figli, i padri con le figlie, i fratelli con le sorelle. In natura non esiste morale, se per morale intendiamo prescrizioni che gli uomini si scelgono per vivere nello stesso Paese, nella stessa città, nella stessa casa, senza scannarsi a vicenda. Proprio per difendere la famiglia artificiale creata dall’uomo, sono state stabilite discipline che impediscono il vivere selvaggio del nucleo originale: l’incesto per esempio, presente in tutte le specie, anche nell’uomo, addirittura ammesso in certe circostanze storiche - vedi gli antichi egiziani - è stato proibito, come racconta bene Malinowski, per permettere alle prime tribù di espandersi, andare a cercare altre tribù, intrecciare rapporti e quindi aprire scambi di idee, di conoscenze, di esperienze. Se per etica intendiamo i regolamenti che una società stabilisce per vivere meglio insieme, evitando le grandi ingiustizie, punendo i trasgressori e aiutando i più deboli, certo l’etica non è un prodotto della natura ma una difficile e nobile prassi che l’uomo avoca a sé, in nome di un Dio che sceglie di applicare la giustizia, concetto assolutamente contrario alla natura. […] Anche l’omosessualità esiste in natura, come dimostrano tanti popoli che l’hanno ammessa e praticata legalmente. Eppure spesso è stata proibita, soprattutto quando c’era pericolo di estinzione per un popolo, quando metà dei figli morivano di malattia e c’era un bisogno assoluto di braccia da lavoro. Con la crescita di un certo benessere e con la sovrappopolazione, cambiano le prospettive e l’intolleranza diminuisce. […] Ma poiché abbiamo guastato e corrotto l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo, gli uomini soffrono sempre più di sterilità. E per ovviare a un dato naturale - la sterilità - le società avanzate hanno inventato l’adozione, che non esiste in natura, hanno inventato la riproduzione assistita che aiuta coloro che vogliono avere figli, a farli. Infine potremmo anche chiederci cosa c’è di naturale nella castità dei preti. Nessuno mette in discussione la legittimità della loro scelta, ma ciò non dà diritto a chi preferisce la verginità, di decidere come gli altri, uomini e donne, debbano vivere la propria sessualità. Cosa c’è di naturale nell’ educazione? Nei libri? Nelle scuole? Nella scienza? E perfino nella monogamia? L’uomo per natura è poligamo, come lo sono la maggioranza degli animali. Anche le donne per natura sono probabilmente molto più poliandriche di quanto si pensi. Eppure la civiltà ha scelto la monogamia proprio per difendere quella famiglia del tutto artificiale che si oppone, per ragioni morali, e quindi non naturali, allo sperpero e al caos. Insomma un poco più di prudenza nell’uso della parola natura perché può rivoltarsi contro chi la usa».
La Maraini non sa neppure cosa significhi “giusnaturalismo”, ma i suoi vaneggiamenti oggi vanno per la maggiore.
Quelli che “fanno la morale” a Ratzinger o a Bagnasco, sono gli stessi che vogliono distruggerla, la morale.
Ovviamente, per salvare la società dal “clericalismo di ritorno”, gli amici laici devono accettare anche questo, giusto? Non vorrete fare la figura degli incestofobici, via!
- Feticismo: c’è una donna che si dichiara da trent’anni moglie del Muro di Berlino. Quando nel 1989 le hanno mutilato il marito, lei non ha potuto reclamare i suoi diritti in materia di salute e malattia. Questo è un vero e proprio abuso giuridico: perché i feticisti non possono avere i Dico, i Pacs o almeno i Sticacs? Nessuno pensa alla povera Erika La Tour Eiffel, moglie della omonima torre parigina? E all’uomo arrestato per la sua relazione con un tavolo da picnic? E all’impiegato che amoreggiava sul posto di lavoro con un aspirapolvere (la marca era “Henry” – in questo caso c’è persino della strisciante e occulta omofobia)?
- Pedofilia: la pedofilia è ormai roba da terza pagina culturale. Invito tutti a leggersi un articolo di Elémire Zolla (sempre il Corriere, 26/11/1994), nel quale l’adelphico padrino descrive con eccitazione un rituale tantrico:
«Il maestro ora riconduce l’invasato nella quiete e procede nella celebrazione fino al rito supremo, quando introduce una vezzosa e mestruata dodicenne. Con lei amoreggerà, per coinvolgere alla fine anche il discepolo, che dovrà in seguito offrire un’undicenne al maestro che a sua volta gliela riporgerà in un gioco triadico».
È così che si “gioca” nelle sfere alte, nei sublimi circoli culturali che guidano la “morale” nazionale. Ma non è il momento di stilare la casistica di tutte le “apologie” del sesso con le “vezzose mestruate”. Quello di cui vogliamo parlare ora è la “politica” dei “pedofili militanti”.
Nel maggio 2006 è nato in Olanda il Partij voor Naastenliefde, Vrijheid en Diversiteit (“Partito per l’amore del prossimo, la libertà e la diversità”), ribattezzato da tutti “Partito dei pedofili”.
Il Tribunale dell’Aia ha respinto la richiesta di impedire a questo partito di partecipare alle elezioni nazionali, con la motivazione che i suoi iscritti «non hanno commesso alcun crimine, ma chiedono solamente una riforma costituzionale».
Le “riforme” proposte dall’NVD sono: riduzione da 16 a 12 anni dell’età del consenso (per poi abolirla gradualmente); legalizzazione della pornografia infantile, della zoofilia, del nudismo in qualsiasi luogo pubblico e di ogni tipo di sostanza stupefacente (per non farsi mancare nulla); ecc…
Se non altro sono coerenti col cammino di dissoluzione che l’Europa ha scelto – per questo il partito non è fuori legge e potrà presentarsi ancora alle elezioni nazionali.
Nel nostro piccolo, in Italia, abbiamo le impareggiabili iniziative del Partito Radicale.
Ricordiamo, senza colpevolizzare nessuno, l’intervista impossibile rilasciata dal giovane Capezzone a Radio Vaticana il 05/12/2001:
«La pedofilia al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato. […] Nessun ordinamento può criminalizzare un orientamento sessuale in quanto tale, come “stato”, come “condizione”, come “essere”. Ogni orientamento sessuale, ogni preferenza, ogni scelta potranno e dovranno invece essere perseguiti se e quando si tradurranno in comportamenti violenti e dannosi per altre persone, minori o maggiori che siano. Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali, al contrario, non serve certo a “tutelare i minori” ma solo a creare un clima incivile, né umano né -vorremmo dire- cristiano».
Marco Cappato (deputato europeo radicale) nel 2006 ha difeso al TG2 il diritto dei pedofili olandesi ad avere il loro partito. Va detto che questo individuo è sempre in prima linea quando si tratta di denunciare la “pedofilia in Vaticano”. È una rara dimostrazione di coerenza neogiacobina: Cappato desidera che la pedofilia venga regolata da leggi, così non ci sarebbe più violenza, ma soltanto amore.
So che molti di voi potrebbero scambiare questo atteggiamento per una forma estrema di garantismo; ma avrete notato anche che i Radicali, per “difendere la civiltà”, brandiscono sempre come casus pedofili e stupratori, tralasciando più importanti violazioni dell’habeas corpus nel nostro Paese. Per essere ancora più chiari: quando i Radicali difendono i diritti di un cittadino ingiustamente accusato di pedofilia, non è raro che inseriscano nel discorso un’improbabile difesa dei “diritti del pedofilo”, inquinando così ogni tentativo di garantismo ragionevole e pulito.
Il tema potrebbe essere sviluppato all’infinito, ma credo che per ora basti.
Comunque, se qualcuno vuol saperne di più sul lobbysmo pedofilo, si legga la pagina di Wikipedia dedicata alla North American Man/Boy Love Association.
Altre storielle non mi va di raccontarle, perché il pozzo delle “tendenze sessuali” è senza fondo.
Tutti sappiamo, però, che esista ed esisterà sempre una sola “tendenza sessuale”, che è l’eterosessualità.
Come dice il giovane filosofo Fabrice Hadjadj in un’intervista a Tempi (07/10/’09):
«Quando dico sessualità penso alla sessuazione: l’uomo e la donna, il maschile e il femminile. La Chiesa rigetta l’omosessualità semplicemente perché non si tratta di vera sessualità. Dire omosessualità è come dire “cerchio quadrato”: se i due hanno lo stesso sesso, viene meno l’ordinazione reciproca dei due sessi. Se la vostra sessualità non è aperta alla fecondità, di cosa state parlando? Prendete in mano il primo manuale di zoologia che trovate, e scoprirete che la sessualità è legata alla questione della fecondità, della procreazione. Attenzione, quando dico che l’omosessualità non è una sessualità io non discrimino: non sto proponendo giudizi di valore, il mio intento non è prescrittivo, ma descrittivo. Anche i greci ritenevano che la pederastia non era sessualità, e proprio per questo la consideravano superiore. Per loro era una realtà spirituale, qualcosa che aveva a che fare con l’emulazione virile ed era legata alla loro visione dualista del rapporto fra anima e corpo. Chiamare sessualità qualcosa che non lo è sarebbe una contraffazione. E questo è importante anche per coloro che vengono definiti omosessuali, chiamati a prendere coscienza che il loro desiderio non è propriamente sessuale. Essi in realtà fanno un uso non sessuale delle loro parti sessuali. Non è perché le parti sessuali entrano in gioco che si è obbligati a definire ciò sessualità: io posso, se voglio, ficcare il mio pene in una porta, ma quel che faccio non è sessualità. Non sono necessariamente atti sessuali tutti gli atti che io posso fare con le mie parti sessuali. Se vivo l’amore e la comunione in opposizione al dato fisico del mio corpo, vivo una situazione schizofrenica, dualista. La Chiesa insiste sull’unità di carne e spirito, di anima e corpo. Nessuna posizione al mondo è più unitaria di quella della Chiesa. Essa dice: siete liberi di fare quel che volete, ma vi ricordiamo soltanto che se andate in quella direzione, vi sarà una rottura della vostra unità personale, questa rottura noi la chiamiamo peccato».
Dunque la distinzione non è neanche tra “etero” e “omo”, ma tra sessuale e ciò che non lo è (omosessuale, feticista, necrofilo, gerontofilo, zoofilo, pedofilo).
Bisogna fermare la ghettizzazione e la colpevolizzazione dell’eterosessualità, cioè della sessualità tout court.
Qualsiasi proposta di criminalizzare i “reati ideologici” va respinta. Per gli atti violenti, il nostro ordinamento già prevede la punizione del delitto d’ingiuria o di violenza contro la persona e l’istigazione a compiere uno specifico delitto, (con le aggravanti previste per futili motivi).
L’omofobia non è né un crimine, né una malattia, né tantomeno un disturbo mentale. Ma la lobby gay sta facendo egualmente pressione affinché venga inserita nel DSM tra le “fobie”.
Il termine stesso, che chiunque può riconoscere come etimologicamente errato (fobos + omos = “paura di ciò che è eguale a sé”), fu coniato ad arte dallo psicanalista e militante gay George Weinberg, nel 1971.
Scrive Roberto Marchesini [“Il feticcio (omosessuale) dell’omofobia”, Studi Cattolici, 528, 2005, pp. 112–116]:
«I soggetti che mostrano punteggi elevati all’Index of Attitudes towards Homosexuals [un test per “misurare” l’omofobia] mostrano attitudini sessuali “tradizionali”, elevati livelli di disgusto e timore di diventare omosessuali: non paura e ansia. La “omofobia” sarebbe quindi un atteggiamento, non una fobia. Lo stesso professor Lohr, che ha guidato la ricerca e che da anni studia le fobie, ha commentato i risultati con queste parole: “Se il disprezzo e il disgusto guidano l’omofobia, essa sembra più un problema morale o sociale che un problema psicopatologico […]”.
[…] Si profila uno scenario fantascientifico per cui gli attivisti gay, i quali sono riusciti tramite pressioni politiche a far depennare la diagnosi di omosessualità a causa dello stigma sociale che questa poteva portare, ora cercano di stigmatizzare l’atteggiamento “omofobo” proprio attraverso una diagnosi psicopatologica».
Per evidenziare la genericità della definizione possiamo citare le parole di due psicoterapeuti omosessuali: «Ignoranza, insensibilità, stereotipi, modo di pensare, pregiudizi, discriminazioni e altri attributi negativi possono essere raggruppati sotto il concetto di omofobia» [R. Del Favero, M. Palomba, Identità diverse, Edizioni Kappa, Roma, 1996, p. 17].
L’omofobia non è che un “termine-feticcio” che, come è stato ripetuto fino ad ora, può spalmarsi su una miriade di altri atteggiamenti sessuali, sempre giocando sulla scorrettezza dell’etimo.
Mi pare di aver menzionato tutte le mie ragioni. Se non volete sforzarvi per capire, allora vedetevela con Sodoma, senza fare tanti moralismi.
Alla fine sarebbe inutile ricordarvi com’è andata a finire, con quella città…
Roberto Manfredini
Ottobre 23rd, 2009 at 23:19
Caro Roberto,
sto seguendo il tuo blog abbastanza assiduamente, nonostante tu stia tenendo un ritmo di scrittura quasi insostenibile per i lettori. Se non intervengo è solo perché il lavoro me lo impedisce (così come di fatto mi sta impedendo di aggiornare il mio blog da lungo tempo…), non certo perché i tuoi post non siano interessanti o non offrano spunti di riflessione. Questo, in particolare, lo trovo lucidissimo e assai divertente (anche se il riso che suscita è un riso sardonico).
Complimenti!
Ottobre 23rd, 2009 at 23:31
Ciao Carlo, non ti preoccupare! I miei articoli (come i tuoi, del resto), sono fatti per durare nel tempo, quindi è indifferente che vengano letti pochi minuti dopo la pubblicazione o dopo un anno.
Però mi fa sempre piacere ricevere messaggi come il tuo, anche nell’immediato!
A presto, spero con altri tuoi nuovi articoli
R.
Ottobre 25th, 2009 at 17:18
Ma come fa lei, Sig. Roberto Manfredini a leggermi nel pensiero???
Ottobre 29th, 2009 at 18:20
Imbattermi nel suo blog, Sig. Manfredini, è stato come i dispiegarsi di una ampia, bella e sorprendente veduta durante uno dei miei quodidiani bighellonare in equilibrio sui fili della rete: quasi cadevo!
No, non ho reso l’idea.
Complimenti e saluti,
piccolo-uomo
Ottobre 30th, 2009 at 20:50
Ti ringrazio “piccolo-uomo”,
spero comunque che il tuo sia un complimento!