Ho scoperto chi è l’anonimo venuto ad insultarmi, definendo il mio blog «uno dei tanti tentativi di portare i Cristiani nelle fila dell’Anticristo», e aggiungendo: «Spero (anche per la sua anima) che questo blog rimanga nella ‘nicchia’ in cui è».
Si fa chiamare “Pellegrino”, e su un bizzarro forum millenarista mi identifica come «un massone travestito da cattolico allo scopo di creare confusione».
È un’accusa talmente idiota, che mi verrebbe voglia di querelare: bisogna in qualche modo sanzionare la stupidità.
Tuttavia, l’incontro ravvicinato col mondo del “complottismo spinto” mi dà modo di raffinare un’ipotesi alla quale lavoravo da tempo: il complottismo può essere identificato come una sorta di neognosticismo?
Sarebbe difficile dare qui una definizione completa di “gnosticismo” (anche se il “Piccolo Zaccheo” c’è riuscito egregiamente: cfr. “Appunti per una definizione di gnosi e gnosticismo”, 26/06/’07).
Forse basterebbe soltanto identificare alcuni “punti fermi” che uniscono gli gnostici antichi a quelli moderni (anche inconsapevoli di esserlo).
[Per un approfondimento, cfr. “Lo Gnosticismo” (Il Cammino Cristiano) e “Gnosticismo (dal I secolo)” (Eresie.it)].
Gran parte delle sette gnostiche credono che:
- Il mondo non è stato creato da Dio, ma da eoni che, nel loro complesso formano il Pleroma. Gli eoni rappresentano le varie emanazioni del Dio primo. L’ultimo degli eoni, Sophia (la “Saggezza”) si corruppe con la Lussuria, generando il Demiurgo, creatore del mondo materiale.
- Esiste una differenza abissale fra Dio e la realtà materiale: lo spirito è sostanzialmente estraneo all’universo e il rapporto con il mondo materiale non può contribuire in nessun modo all’elevazione spirituale dell’uomo
- Nella condizione terrena l’uomo si trova in uno stato di oblio, che lo porta ad assoggettarsi alle leggi demiurgiche della natura e alle influenze cosmiche. Ma Sophia, all’insaputa del figlio Demiurgo, ha infuso in alcuni uomini la scintilla spirituale divina, che permetterà a costoro di giungere alla gnosi.
- Gli uomini sono quindi divisi in: Ilici (o “terreni”, nei quali predomina la hyle, cioè la materia, e che perciò sono destinati alla dissoluzione); Psichici (quelli che credono nel Demiurgo, ma ignorano l’esistenza di un mondo spirituale a lui superiore, e solamente con l’aiuto dei “perfetti” possono accedere alla “gnosi”); Pneumatici (o “spirituali”, coloro che, grazie alla scintilla divina, sono in grado di possedere la “gnosi” e auto-redimersi).
Questo tipo di credenze aberranti corrisponde in gran parte alla desolante visione-del-mondo del complottista standard.
Come scrivono sul blog Perle Complottiste (“Wikipedia e Madre Teresa di Calcutta”, 27/08/’08):
«Complottismo significa mettere in dubbio ogni cosa, passare sopra qualsiasi persona, rinnegare qualsiasi ideale, calpestare ogni valore. Il mondo non può andare bene per il complottista e non può esserci nulla di buono: c’è sempre un secondo fine, c’è sempre un complotto di qualche tipo».
Così come lo gnostico crede che tutto l’esistente sia un “complotto” del Demiurgo contro “Dio” (Il “Primo”, “Unico”, ecc…), allo stesso modo il complottista si abitua a ritrovarsi in una forma mentis molto simile.
Non possiamo semplicemente parlare di “settarismo”, perché non esiste un corpo di dottrine comune ai vari complottismi. Inoltre, nella maggior parte dei casi, non c’è neppure la volontà di approfondire le proprie credenze: si specula su di esse, fino a portarle all’estremo.
È vero ciò che molti obiettano a David Icke, il famoso “cacciatore di rettiliani”, ovvero che «chi crede in un complotto, non è obbligato a credere a tutti i complotti». Ma a lungo andare ci si abitua ad una visione complottista della realtà.
Da qui anche quel “dualismo sociologico” di cui parla Samek Lodovici in Metamorfosi della gnosi [Ares, Milano, 1991 (II ed.), p. 10], tra “illuminati” (quelli che “sanno” e si salveranno), e “non-illuminati” (che, negando il complotto, ne diventano oggettivamente complici).
Anche se nel complottismo non esiste una distinzione sostanziale tra ilici, psichici e pneumatici, esiste però una sopravvalutazione della “conoscenza” (o gnosi…), la quale dovrebbe portare il cittadino comune ad “aprire gli occhi” sulla realtà “come essa è realmente”, e provarne orrore.
Scrive Giovanni Filoramo:
«Viviamo […] in una “società riflessiva”, come amano esprimersi i sociologi, in cui i valori cognitivi sono assurti a valori sociali e l’attore sociale è, o dovrebbe essere, un soggetto sempre più consapevole del suo agire. […] Occorre non soltanto possedere un maggior numero di conoscenze che nel passato, ma soprattutto “sapere di sapere”: la tentazione gnostica, di un sapere assoluto e totale, liberante dalle angosce legati ai saperi parziali e conflittuali, è dunque inscritta in certo senso nella logica stessa del nostro sistema culturale».
[G. Filoramo, il risveglio della gnosi, Laterza, Roma-Bari, 1990, p. 15]
Quindi è opportuno parlare di mentalità (o immaginazione) gnostica del complottismo.
La realtà in cui ci troviamo è una “realtà d’esilio”, solo la “conoscenza” dà la salvezza, anche se la speranza è genericamente negata: chi sa del complotto è impossibilitato a farlo sapere agli “psichici”, che sempre più rifiutano di “perfezionarsi”. Persino questo determinismo fa parte dell’armamentario gnostico: il mondo è dominato da forze ostili alla verità, il potere assoluto del “governo del mondo” è in grado di controllare l’intera realtà sociale e il destino di ognuno dei suoi cittadini.
Credo che anche Maurizio Blondet (uno dei più celebri complottisti italiani), abbia preso coscienza della “deriva gnostica”.
Per questo, credo si è sentito in dovere di ricordare ai suoi lettori che “Il mondo è fondamentalmente buono” (Effedieffe, 03/09/’08):
«Mi devo scusare con tutti [quei lettori] cui i miei articoli possono indurre pensieri di disperazione e pessimismo. Ammetto che è colpa mia, e dirò qualcosa per confortarli. […] Il giornalismo è per essenza fatto di cattive notizie, è fatto di critica e di polemica. Ma il livello della polemica […] non è quello decisivo nella vita. […] Quel che scrivo non è la realtà ultima e radicale. La realtà ultima e radicale, da tener presente come sfondo, è questa: la bontà fondamentale del mondo. Anzi, la sua luminosa perfezione. […] Il giornalista che vi dà cattive notizie non vi disperi. In fondo, è solo come il falsario immaginato da Kierkegaard, un ergastolano impiegato nei sotterranei della Banca Centrale a riconoscere le monete false. È utile, ma appunto in quanto è un mascalzone. Quella che descrive e denuncia è solo una parte del reale, e non quella decisiva. Un po’ di relativismo nei suoi confronti, è salutare».
Rispetto al complottista rampante, che negli anni ’90 pubblicava volumi intitolati Complotti I, Complotti II, Complotti III, il Blondet di oggi è molto più attento a riportare i suoi lettori coi piedi per terra.
Ad esempio, nell’articolo “La vita è rischio, ragazzi” (12/01/’08), afferma:
«[Un lettore] contrario alle centrali nucleari, mi ha scritto: il vero problema è che una cospirazione di poteri forti sta bloccando la fusione fredda, che risolverà tutti i nostri bisogni energetici. Un altro ancora mi segnala che è stato scoperto il motore pulito, ad acqua, ma che i brevetti sono stati nascosti dalle multinazionali.
Ebbene, non discuto la credibilità di tutto questo: ma nel frattempo, mentre sgominiamo i poteri forti globali, che facciamo della monnezza a Napoli e del rincaro del barile? Perché è strano progettare di cambiare il mondo e il suo modello di sviluppo, mentre non sappiamo risolvere la nettezza urbana. È una fuga nell’irreale. Anzi, di più.
Vi prendo in parola. Occulti poteri impediscono la ricerca della fusione fredda. Benissimo: e tu, cosa fai per vincere questa battaglia? Stai studiando la fisica avanzata per proseguire quegli studi vietati? Lo chiedo a te, personalmente. Perché se invece ti trascini straccamente in una università inutile per avere un pezzo di carta, allora non hai il diritto a questo complottismo da quattro soldi. Cosa credi, che Pasteur e i signori Curie non abbiano dovuto lottare contro i poteri forti? Che le loro scoperte fossero accettate immediatamente, fra applausi e premi Nobel?
No; soffrirono, furono osteggiati e ridicolizzati. Alcuni, come il dottor Semmelweis inventore della asepsi, furono fatti impazzire. Tutti costoro non si dissero: bisogna aspettare che il mondo sia migliore, che i potenti malvagi siano debellati. Il mondo, l’hanno cambiato loro. E non con battaglie ideologiche, con mozioni di protesta; con la ricerca, con le notti al microscopio, con la sfida al conformismo imperante, con la mancanza non di “finanziamenti”, ma di soldi per la cena».
E ad un altro lettore, che lo avvertiva di un asteroide gigantesco pronto a devastare la terra il 15 novembre dell’anno scorso, risponde: «Troppa gente tende a lasciarsi sedurre da suggestioni imprecise, acritiche, a farsi inquietare o ad abbandonarsi a speranze e paure senza fondamento» (“Attenti agli états d’esprit”, 17/11/’08).
Persino sugli attentati dell’11 settembre, i toni si sono sempre più mitigati. In coincidenza con l’ultimo anniversario (“9/11: briciole di verità”, 14/10/’09), Blondet si è limitato a citare giornalisti che non credono al “complotto”.
Non che egli sia pronto ad abbandonare certe “teorie”: ma ha capito che è meglio accantonare il tema, soprattutto per le derive folli che ormai ha raggiunto (pensiamo a Massimo Mazzucco).
È, più o meno, la stessa opinione di Paolo Barnard (“Tornare alla lucidità sul ‘complotto’ dell’11/9”
«Se una narrativa non supera almeno i più elementari vagli della plausibilità e del raziocinio (complotto 11/9) o delle verifica dei cardini su cui si fonda (Zeitgeist), non si può perdere altro tempo dietro ad essa. Anzi, ci si fa del male. A voi lettori rimane solo questo strumento per districarvi nella marea continua di news e sensazionalismi, di complotti romanzeschi e trame improbabili, con cui siamo bombardati dalla Rete a ritmi assurdi. L’alternativa, cari lettori, è di sprofondare in un calderone dove tutto diventa vero purché sia stimolante, dove muore il giornalismo investigativo, dove anche la Società della Terra Piatta diventa plausibile, e da lì non se ne esce più. È quello che vuole il Potere, vuole vedervi rincretiniti dietro a ogni demenziale fantasia politica da romanzo di serie B […]. Dobbiamo disconoscere con decisione la dilagante pratica di alcuni scellerati “giornalisti” o bloggers che manovrano le emozioni di massa nel calderone sopra descritto. Tornare alla lucidità sull’11/9 significa solo una cosa: riaprire l’inchiesta, a 360 gradi, e per questo concessi la mia firma alla petizione di Giulietto Chiesa diversi anni fa. Mai mi sarei aspettato di trovarmi invischiato in un inganno dove pubblica accusa, giudice e difesa erano ridotti a un purè, e dove la sentenza era già stata emessa a furor di popolo».
L’unica differenza sta nel fatto che Barnard non ha scritto tre libri sul “complotto” come Blondet (11 settembre colpo di Stato in USA; Osama Bin Mossad; Israele, USA, il terrorismo islamico) e non ha neppure aperto «un sito di analisi internazionale, per contrastare la gabbia di menzogna e demenza in cui ci hanno chiuso dopo l’11 settembre» (v. “Non c’è più il katechon”, 12/11/’07).
Di conseguenza, Barnard può affermare liberamente di non credere a nessuna delle “teorie del complotto”, mentre Blondet non può abbandonare il ruolo che si è attribuito.
L’unica cosa che può fare (e che sta facendo), è piantarla di sciorinare ipotesi su ipotesi per convincere i “dormienti” che l’11 settembre sia il prologo di 1984 (o, peggio, Matrix). Ma questo solamente perché Blondet, essendo cattolico, crede nella “fondamentale bontà del mondo”; perciò può, all’insaputa del lettore, porre il suo “ruolo” in secondo piano rispetto alla sua fede.
Al contrario di molti altri che, dopo le sbornie complottiste, arrivano a fabbricarsi un culto tutto loro, a metà strada tra George Orwell e Dan Brown. Può darsi che nei loro deliri riescano a dire qualcosa di vero, ma la deriva gnostica è sempre lì ad un passo. Gli esempi sono dappertutto.
Sono sicuro che, dopo questo articolo, gli “Pneumatici” faranno una sgommata sul blog a ricordarmi che «sposto [i cristiani] su visioni ingannevoli, figlie del padre della menzogna».
Intanto io ho seminato la strada di chiodi a quattro punte…
Roberto Manfredini
Novembre 4th, 2009 at 00:00
Agli abbonati di Effedieffe è pervenuta una mail di scuse in cui fra l’altro vengono scoperti gli altarini di Escogitur.
In effetti anch’io mi chiedevo come mai c’è un abisso tra la tua musica (detto con simpatia, è un’inascoltabile ciofeca) e gli intelligenti interventi del tuo blog. Magari ci dedicherai un post.
Novembre 4th, 2009 at 01:01
Veramente c’è anche chi considera i miei interventi sul blog come “illeggibili ciofeche”!
Inoltre la mia musica è apprezzata in tutto il mondo, recensita anche su riviste specializzate (pure in Ungheria, Polonia, Portogallo e ovviamente negli USA). Ma ne parlo poco perché l’umiltà mi impedisce di gloriarmi di alcunché (ti sarai accorto che anche nel blog uso un tono impersonale, senza rivendicare neppure particolari titoli o esperienze).
Tanto per dire, mi hanno pure dedicato un tributo, cioè delle persone si sono scomodate per rifare dei miei pezzi.
Inoltre sto per entrare nel guinness dei primati per aver registrato un disco della durata di 24 ore.
Mentre il mio blog è letto da un numero infimo di persone. Non è così “popolare”, infatti molti “amici virtuali” hanno deciso di lasciarmi perdere, dopo che i temi trattati hanno preso tutt’altra piega rispetto ai propositi iniziali (che erano quelli di recensire musica d’avanguardia, pensa un po’!).
Comunque, è vero, prima o poi dovrò spiegare cosa cavolo è l’”archeodada” che campeggia nell’url. Ma non è facile - e per il momento non ho voglia di giustificarmi, chi pensa che io sia un teppistello faccia come gli pare!
A presto
R.
PS: Potresti spiegarmi questa storia di “escogitur”? Grazie.
Novembre 4th, 2009 at 11:54
Facevo fatica a pensare che la stessa persona che compone quelle “musiche” abbia una buona penna e una così ampia visione delle cose (non lo dico per piaggeria ma lo dico dopo mesi di lettura delle tue pagine e di numerose segnalazioni a miei amici di tuoi interventi). Il tuo caso non mi pare confrontabile al caso di quell’ottimo sacerdote che ha la mania dei mattoncini Lego o dell’esile suorina “geek” di elettronica e informatica: il modo in cui scrivi, lo spessore dei tuoi interventi, li vedo stridere parecchio con quella musica; ne ho ascoltati diversi pezzi - diciamo piuttosto che ho tentato di ascoltare senza riuscire a capire almeno lontanamente cosa ci possano trovare di tanto bello i tuoi fan. Come si possa comporre quella roba e poi scrivere così su questo blog, resta per me un mistero - a meno che non siate due persone diverse…
Novembre 4th, 2009 at 12:21
Ma che esagerato! Sembra che io abbia ammazzato qualcuno
In realtà il modo in cui scrivo fa parte del mio “stile”. Per me scrivere un articolo è come comporre un pezzo. Tante persone hanno notato questa cosa. Quindi non c’è nessuna schizofrenia.
(Forse “archeodada” è soltanto questo: il gesto della firma dopo la composizione).
Poi, insomma, non è che la musica si fa solo con le chitarre o i mandolini. La sperimentazione elettronica esiste da sessant’anni, è il genere di musica contemporanea che più ha resistito al tempo.
Però capisco che a qualcuno (a tutti?!) possa non piacere. Non starò a farti la ramanzina del de gustibus, per carità. Dico che non batto soltanto i cucchiai di legno sulle pentole: c’è del metodo, nella mia follia.
A risentirci
R.
ps: ho cancellato il comunicato di FDF, perché tanto quel che c’era da capire l’ho capito. Meglio evitare un qualsiasi “scandalo” da parte di quelli là, che mi sembrano persone da tenere alla larga.
Comunque mi spiace per De Fina e Blondet, ma i soldi portano sempre un sacco di problemi con sé. Non nascondo che io preferivo di gran lunga il sito di prima: spartano (”Il silenzio di Sparta”!), senza commenti, senza forum, senza grafica bella e soprattutto… gratuito!