Nov 17

Spiace dirlo, ma per una volta Daniela Santanchè ha espresso un concetto sensato, seppur non condivisibile: «Per la nostra cultura Maometto era un pedofilo».

Lo ha urlato durante uno di quei simposi domenicali, trasmessi in diretta televisiva come esempio di “dibattito all’italiana”. Read the rest of this entry »

Nov 17

Mi è stata consigliata la lettura di una lunga intervista di Luigi Copertino, a proposito della pellicola Agora di Alejandro Amenábar (di prossima uscita), dedicata alla celebre “filosofa” Ipazia, che in realtà si tratterebbe dell’ennesima opera di disinformazione anti-cristiana.

Data la mia situazione personale, per il momento sono impossibilitato a rispondere approfonditamente. Però, visto che qualcuno è stato così gentile da segnalarmi l’intervista, proporrò qui qualche osservazione critica. Read the rest of this entry »

Nov 13

Da un punto di vista medico, non esistono motivi per cui sabato 7 novembre il mio cuore ha cominciato a battere all’impazzata 24 ore su 24, senza sosta.

I dottori, come al solito, non hanno concluso niente – ma questo non mi eviterà la trafila degli esami, che comunque termineranno con la solita raccomandazione: “nulla di cui preoccuparsi”.

 

Infatti io non mi preoccupo, soltanto vorrei capire perché ho un tamburo nel petto che non vuole fermarsi, e perché l’unica cosa che mi riesce di fare in questi giorni è starmene a letto cercando di addormentarmi. Mi piacerebbe sapere perché le mie pupille sono dilatate e perché la mia gola si secca cinque minuti dopo aver bevuto. Per non dire della pressione al record più basso della mia carriera di vivente.

 

Il cardiologo dice che è un leggero soffio. Ma chi è che mi soffia sul cuore?

 

Mi dispiace per tutti coloro che non hanno ricevuto una risposta alle loro email, tarderò ancora a farmi sentire. Le stesse scuse valgono per gli articoli che avevo in mente: le “puntate” sul cattoadelphismo dovranno aspettare. Nel frattempo pubblicherò qualche vecchio scritto che tenevo in riserva per i momenti di magra (Totalitarismo Totale non deve fermarsi mai).

 

Vi ringrazio tutti; se qualcuno è ancora capace di pregare, lo faccia per me, perché sto molto male.

 

R.M.

 

Nov 5

Stamane me svejo e mi’ fijo face:

«A’ pa’, si nun te va lo crocefisso

Le Uropa te sgancia cinque testoni…»

E io je risponno: «Pe’ li me’ cojoni!

Mo’ ce vadi dar maestrino tuo, e fisso

je dichi “levemolo, nun me piace!”».

 

Pecché mi’ fijo, che n’è ‘n’ignorante

deve da credere cor darwinismo

che prima era ‘na scimmia, poi ‘n’omo novo,

ma poi con quer Cristo nun me ce trovo,

io c’ho ‘sto credo, so’ pe’ ll’uminismo!

Pure coso, Vorter, n’è dicea tante?

 

Pure coso, Oddifreddi, è sì mordace,

ch’er libbro suo me soregge l’infisso

de tutto er monno fatto de neutroni;

c’è n’antro che me regge li protoni,

se chiama Paolo Floresse d’Arcaisso,

ma li preveti nun je danno pace!

 

Mi’ fijo nun de’e ‘mparà mica Dante,

la scola ce ‘nsegna lo cristianismo,

ma stateve attenti, sì che me movo

le Uropa me dà ‘na gallina e ‘n’ovo,

così ve ‘mparo er novo catechismo

che principia cor fossile natante.

 

E co’ cinque pippi, mo’ che se face?

Io me sbattezzo, e a voi ve scrocifisso.

Ma che’mme frega d’e vostre raggioni:

sete ‘na manica de pecoroni,

sonnateve lo inferno e paradisso,

ch’io me godo ‘a vitaccia verace.

 

Le mie, di raggioni, so’ più che sante:

Viva l’Aicità, le Uropa e l’Atteismo!

Avemo fatto lo mejo ritrovo,

si tu c’hai ‘na crocetta, io te ce scovo:

semo i campioni der l’Ibberalismo,

noi semo la giustizzia militante!

 

E quello, appeso, intanto se compiace,

o me guarda storto, o me guarda fisso,

mo’ te riconficco li tre spuntoni…

Noantri semo tanti, semo leggioni,

tu nun se’ che ‘no morto crocefisso,

mica ce mannerai tutti a la brace!

 

(R.M., 2009)

  

Nov 4

Abbiamo già spiegato che la parola “omofobia” non significa nulla. Venne creata nel 1971 dallo psicanalista (e militante gay) George Weinberg, giocando sul termine homos, che nello slang americano indica gli omosessuali.

Quando la parola venne tradotta, per instaurare la gaia psico-polizia negli atri paesi, ne risultò un pastrocchio etimologico: omos + fobos = paura di ciò che è eguale a sé. Read the rest of this entry »

Nov 2

Ho scoperto chi è l’anonimo venuto ad insultarmi, definendo il mio blog «uno dei tanti tentativi di portare i Cristiani nelle fila dell’Anticristo», e aggiungendo: «Spero (anche per la sua anima) che questo blog rimanga nella ‘nicchia’ in cui è».

Si fa chiamare “Pellegrino”, e su un bizzarro forum millenarista mi identifica come «un massone travestito da cattolico allo scopo di creare confusione». Read the rest of this entry »

Ott 15

Non mi sono mai sentito un “antifascista”; neppure un “fascista”, sia chiaro. C’è sempre stato un qualcosa che mi ha portato a dubitare di questa “religione civile”.

Mi vengono in mente tre celebri sentenze: «Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo» (Hans M. Enzensberger, attribuita); «In America il fascismo prenderà piede sotto il nome anti-fascismo» (Huey Long, ancora attribuita); «II più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l’antifascismo quale oggi lo vediamo» (Amadeo Bordiga; l’unica realmente pronunciata [1]). Read the rest of this entry »

Ott 14

Il rischio di chi scrive contro le donne (e non semplicemente contro il femminismo, oppure «contro le donne a favore della femmina», come distingue pedestremente Massimo Fini), non è tanto di attirarsi minacce e insulti da qualche dama di carità, quanto di dover ricevere testimonianze da parte di tristissimi maschi.

Molti credono che l’antifemminismo comporti anche un vago concetto di “solidarietà maschile”.

È un’idea bislacca: se praticassi questo tipo di “solidarietà”, mi comporterei esattamente come le femministe (le quali non fanno altro che esercitarla secondo i toni del più compassato vittimismo). Read the rest of this entry »

Ott 13

Come ogni anno, i media cartacei (vedi Corriere, Messaggero e tanti altri) hanno dato spazio ai Macchianera Blog Awards, una classifica dei migliori blog votati da altri bloggers.

In linea di massima, la carta stampata dovrebbe trattare i blog alla stregua di un pericoloso nemico (non ideologico: è una questione di vendite); invece offre loro la più ampia visibilità, per giunta gratuitamente.

All’apparenza sembra essersi generato una sorta di equilibrio spontaneo tra la cosiddetta industria culturale e il mondo di internet. Read the rest of this entry »

Ott 12

L’indimenticabile Tomas Milian, in un’intervista al programma Stacult (Rai Due), ha detto che «l’Italia ha bisogno di Silvio Berlusconi», così come negli anni ’60 aveva bisogno di Alberto Sordi.

È una intuizione strabiliante, che mi lascia il sospetto che er Monnezza legga Costanzo Preve (o viceversa): Read the rest of this entry »

Ago 31

L’amico AntiFeminist mi segnala due articoli di Paolo Barnard, a causa dei quali il Nostro è finito “sotto l’artiglieria pesante delle Capre Femministe”.

Era da tanto che non leggevo il sito di Barnard, più o meno dai tempi del suo geniale annuncio “AAA Cercansi” («Cerco giovani ragazze in età 20-30 massimo, molto carine, ma molto, che abbiano un chiaro interesse in quello che ho detto, e che di conseguenza siano disposte a trombarmi»), del quale ho anche parlato in questo blog.

Non perché avessi qualcosa contro gli sfoghi di un povero giornalista cinquantenne, ma perché negli ambienti del giornalismo alternativo c’è sempre il rischio di imbattersi in personaggi piuttosto ambigui, che magari “giocano” per anni al ruolo del ricercatore indipendente, fino a quando non decidono di “farsi esplodere” (metaforicamente) trascinando con sé tutti gli altri. Credo che alcuni possano capire di cosa sto parlando [1].

Questo tuttavia non può essere il caso di Barnard, ne sono certo. Il motivo per cui ogni tanto si lascia andare a patetiche confessioni è dichiarato –implicitamente- nei suoi articoli contro i “Paladini dell’Antisistema” [2]. È un modo tutto suo per non diventare un’icona, per restare un anti-eroe.

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Lug 4

Cosa pensereste di una associazione che fa pressioni per impedire a determinati artisti musicali di esibirsi?

Non stiamo parlando di una lobby cristianista, ma della costellazione di gruppi omosessuali, lesbo, trans e sodomia assortita raccolti attorno ai siti come Non Solo Reggae, che minacciano ritorsioni pesanti contro chiunque si azzardi ad invitare in Italia alcuni cantanti giamaicani.

Lo stile nel mirino è il ragga-dancehall, un genere nazionale sorto in quella felice isola caraibica che ha voluto reagire a suo modo alle orde di pederasti e pedofili sciamanti per il Terzo Mondo.

Gli artisti in questione sono riconosciuti internazionalmente: Beenie Man, Elephant Man, Buju Banton, Capleton, Bounty Killer, Anthony B, Sizzla, TOK ecc…

Le idee sostenute nei loro testi non sono peggiori di quelle urlate dalle band metal e punk. La violenza (ideologica) è la stessa, soltanto che invece di rivolgersi contro cristiani, “borghesi” o qualsiasi altro gruppo verso il quale è consentito inneggiare allo sterminio, è rivolta contro gli omosessuali. (A tal proposito, vorrei ricordare che Rifondazione organizzò in Italia il concerto di Marilyn Manson per “difendere la libertà d’espressione”).

Nel frattempo la plebaglia dei centri sociale se ne esce con queste trovate surreali: «Sarebbe ipocrita accogliere questi cantanti e le loro lettere in cui si impegnano a non proporre canzoni omofobiche in occasione dei concerti che terranno a Roma. Questa sarebbe censura e a noi non interessa. Noi non vogliamo che cantino le loro canzoni né a Roma né in nessun’altra parte del mondo».

I cantanti ragga vengono definiti sessisti, omofobi, fondamentalisti e razzisti (stesse parole che Gennaro Carotenuto ha utilizzato per definire Hamas – la coglioneria di sinistra ha oramai un linguaggio ufficiale), nonostante siano ragazzi di colore cresciuti nei ghetti, e nonostante predichino il Rastafarianesimo, un monoteismo abramitico che in nome dell’amore, della pace e della speranza ha risollevato le sorti di un popolo, donando alla Giamaica una unità nazionale e spirituale.

La campagna contro la “murder music” è appoggiata fortemente da varie associazioni internazionali, che sembrano intenzionate a danneggiare a tutti i costi la più importante risorsa economica del Paese, cioè il turismo: il clima di terrorismo psicologico che vogliono creare si rispecchia nelle assurdità delle loro illazioni (il vecchio sito di Human Rights Watch dichiara che la prima causa di diffusione di AIDS nell’isola è l’omofobia!).

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Giu 22

Frank Stella ha realizzato 14 sgorbi che verranno venduti come “Via Crucis” ad una chiesa romana. Sul perché «queste opere non possono essere collocate in una chiesa», consiglio la lettura dell’ottimo post di Del Visibile, “14 opere dal titolo ‘Via Crucis’ di Frank Stella”, molto più profondo delle mie barbare considerazioni su questo “artista”.

Artista tra virgolette, in quanto Frank Stella non è altro che un rudere della guerra fredda. Proprio così.

All’inizio degli anni ’40 Nelson Rockfeller, presidente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York, in accordo con i servizi segreti americani e le agenzie correlate, aveva svenduto ad un’asta alcune pregevoli opere del XIX secolo per acquistare i “capolavori” della prima ondata del cosiddetto “espressionismo astratto” (Jackson Pollock, Robert Motherwell, Stuart Davis, Adolph Gottlieb e, appunto, Frank Stella).

Questa avanguardia artistica fu a tutti gli effetti un prodotto della CIA. Non si tratta di “teorie della cospirazione”, ma di fatti storici documentati da Frances Stonor Saunders nel suo Gli intellettuali e la CIA [Fazi, Roma, 2004], che raccoglie documenti desecretati a proposito delle attività statunitensi di propaganda culturale durante la Cold War.

La CIA tentò di esportare l’espressionismo astratto in Europa come “prodotto autoctono” dell’arte nordamericana, attraverso cospicui finanziamenti occulti per mostre, eventi, concorsi ecc… allo scopo di dimostrare che anche l’arte partecipava dell’assoluta libertà degli States.

Il paradosso, secondo la Frances, sta nel fatto che «per promuovere l’accettazione dell’arte prodotta in democrazia e vantata come un’espressione della democrazia, si doveva eludere il processo democratico» [p. 231].

Solo i dollari di Rockfeller assicurarono la creazione di una “scuola newyorchese”: l’espressionismo astratto non ebbe alcun successo in patria. Molti critici autorevoli misero subito alla berlina la nuova avanguardia; addirittura un consigliere del MoMA si dimise per protesta nei confronti delle “spese pazze” per uno schifosissimo Rothko. Ma tutto ciò venne messo a tacere. Lincoln Kirstein, critico e attivo sostenitore del MoMA, già nel 1948 scriveva dalle pagine di Harper’s che i principi della nuova avanguardia erano «l’improvvisazione come metodo, la deflorazione come formula, e la pittura come un passatempo nelle mani di decoratori d’interni e venditori impazienti».

Alcuni, come John Canaday, vennero minacciati di morte quando osarono criticare apertamente l’“orgia monopolistica” della Scuola di New York.

I servizi segreti arrivarono a “comprare” un posto per l’espressionismo nazionale alla Biennale di Venezia del 1956 (gli Stati Uniti furono l’unico paese ad essere presentato in una sezione a parte).

 

L’espressionismo astratto venne “progettato” per «ottenere l’appoggio degli intellettuali europei» [la Sanders cita un articolo di Eva Crockfort,“Abstract Expressionism, Weapon of the Cold War”, Artforum, n. 10, Giugno 1974, pp. 39-41] come una «espressione autentica, indipendente e autoctona della volontà, dello spirito e del carattere nazionale [americano]» (così il critico Frederic Taubes, direttamente nella Encyclopaedia Britannica del 1946: «Pare che, quanto all’estetica, l’arte statunitense non sia più un luogo dove si accumulano le influenze europee»).

 

Tuttavia è necessario dire che la maggior parte di quei “ragazzi” probabilmente coltivava sul serio un sincero spirito d’artista, e l’accettazione di un “compromesso” del genere li porto a terminare la loro vita in disgrazia: Jackson Pollock, perennemente ubriaco (soprattutto quando doveva spargere del colore su un tendone bianco) morì in un incidente stradale; Franz Kline fu al pari vittima dell’acool; David Smith finì anche lui in un “suicidio autostradale”; Mark Rothko si tagliò le vene; Arshile Gorky si impiccò.

 

Invece Frank Stella si è conservato bene. Il problema è che come figurante della propaganda ormai è inservibile. Quindi tanto valeva appiopparlo a qualche prete. Non è un caso che le sue patacche di metallo attorcigliato verranno smaltite (dietro lauto compenso) nella chiesa di Tor Tre Teste, altro sgorbio progettato da Richard Meier (chi non l’ha vista non può capire).

 

È sospetto, sopra ogni cosa, che Stella continui a ripetere le parole che parecchi lustri fa gli uomini della CIA misero in bocca a quelli come lui: «Il primo spettatore sono io e posso solo sperare che gli altri ne trarranno qualcosa. Ho sempre creduto nel primato dell’astrazione perché crea una linea diretta con le mie emozioni e sentimenti. È il trionfo della soggettività che poi diventa oggettiva per la gioia di altri» (dall’intervista al Corriere dell’11 giugno).

Tale era la “lezioncina” di Alfred Barr, primo direttore del MoMA (l’uomo che consigliò direttamente i servizi di propagandare l’espressionismo astratto): i nazisti e i sovietici (in generale gli europei), non accettano la libertà assoluta degli americani, il non-conformismo dei loro artisti e l’amore per l’indipendenza; quindi c’è bisogno di un po’ di arte d’oltreoceano nel Vecchio Continente.

In nome della fatidica “libertà” americana, Pollock e Hartigan facevano gara a chi ce l’aveva più grosso (il telone su cui scarabocchiare da ubriachi). Durante una esposizione della “Nuova pittura americana” a Barcellona, fu necessario rimuovere la parete che stava sopra la porta metallica del museo, affinché potessero entrare le due croste gareggianti in grandezza.

In poco tempo, le gare tra pastrocchi d’acquarelli di dimensioni giganti divennero il gioco preferito della “Scuola di New York”. Poi, come abbiamo visto, il numero degli “artisti” cominciò a sfoltirsi, e negli anni ’60 l’espressionismo astratto aveva già fatto il suo corso (affossato definitivamente da Peggy Guggenheim, colei che decideva i prezzi).

 

Stella, il rudere settantatreenne, è deciso a conservare il ruolo di propagandista di stato: di un qualsiasi “stato”. Dopo aver condannato la “visione dogmatica” della Chiesa cattolica (che «Le impedisce di riconoscere i capolavori»), pretende comunque di essere pagato.

La questione supera i concetti di “committenza” e “mecenatismo”: il vecchio arrotino, oltre a pretendere un compenso, si permette di dare lezioni ad un’istituzione che ha annoverato tra i suoi papi i più grandi mecenati di tutti i tempi. Ma la Cappella Sistina dipinta da Michelangelo non è un abuso di potere, non è propaganda (ecclesiastica). Neppure io saprei spiegare il perché, in questi tempi maledetti – eppure sento che è così. Al contrario, un Pollock che sputa del colore su una tela e poi viene “sponsorizzato” in Europa tramite la CIA (e le “Fondazioni”), è l’abuso più squallido che si possa vedere. È come smaltire dei rifiuti tossici in un’area verde: guadagno immediato, catastrofe a lento rilascio. Così sono stati i “rifiuti tossici” delle avanguardie: ferraglia e scarti ostentati, impacchettati e venduti.

Oggi ne subiamo gli effetti: tutta l’arte “che conta”, che finisce in prima pagina, è una continua opera di vandalismo. Non solo ai danni della tradizione, ma pure dell’avanguardia: lo spirito dell’innovazione in mano ad un arrotatore canuto.

Capisco che i mercanti continuino a crederci (è il loro mestiere), ma i preti cosa credono di “guadagnarci”? Per S. Tommaso la capacità di cogliere la bellezza appartiene sia all’intelletto che alla volontà: per Frank Stella è pacifico il difetto in entrambi. Ma il suo committente attuale, ha una cattiva conoscenza o una cattiva volontà?

 

Roberto Manfredini

 

Giu 12

Vogliamo parlare delle ridicole reazioni di una parte del PD che ha impedito a Gheddafi di parlare al Senato?

Io non posso credere che Franceschini e i “veltroniani” siano talmente stupidi da cadere in una simile contraddizione. In verità, non è proprio impossibile credere nell’imbecillità dei politici, ma è probabile che sotto ci sia dell’altro.

 

Gheddafi ha pronunciato frasi che in Italia non possono essere pronunciate.

Per esempio, ha paragonato l’attacco dell’11 settembre ai bombardamenti americani dell’86. Ma non solo: ha persino parlato del partitismo italiano come “aborto della democrazia”.

Si può, ovviamente, essere in disaccordo. Ma il fatto è che certe cose noi non siamo più nemmeno in grado di pensarle.

 

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Mag 9

Settimana scorsa Paolo Barnard ha ben pensato di inviare questo annuncio a tutti i lettori del suo sito:

 

«Cerco giovani ragazze in età 20-30 massimo, molto carine, ma molto, che abbiano un chiaro interesse in quello che ho detto, e che di conseguenza siano disposte a trombarmi. Cioè, mi incontrano, chiacchierano per un po’ e poi si scopa. Alcool e altre sostanze incluse. Contattatemi via mail: dpbarnard@libero.it. Grazie. Paolo Barnard». Read the rest of this entry »

Apr 27

Finalmente sono riusciti a far laureare Erika De Nardo, la celeberrima assassina che tutti abbiamo imparato a conoscere dalla sua dolce vita carceraria, trascorsa tra una partita di pallavolo e un colloquio con gli assistenti sociali.

Don Rigodi festante ha dichiarato a Studio Aperto che non è di certo un “argomento da parrucchiera” quello trattato nella laurea dell’ammirabile Erika.

Il lavoro, intitolato Socrate e la ricerca della verità negli scritti platonici, è nato grazie all’assistenza di una professoressa della Cattolica, Maria Luisa Gatti, che ha seguito la giovanetta nel difficile percorso.

La morale della favola è che se uccidi tua madre e tuo fratello di undici anni nel modo più brutale possibile, alla fine passi un decennio in carcere tra gossip, partite di pallavolo e lauree preparate a tavolino – con tanto di “lettera di presentazione” da parte del parroco-sociale (che sarà ben lieto di aiutarti ad entrare nella “sua” università e farti seguire giorno per giorno da una amichevole professoressa). Read the rest of this entry »

Apr 2

Eugenio Scalfari esulta “Meno male che Fini c’è” su Repubblica del 29 marzo 2009.

Scalfari è uno che sa spostarsi bene, ha l’istinto orgiastico del potere. Come dice Maurizio Blondet, «la sua prosa tradisce plurime eiaculazioni spontanee, sempre preoccupanti in tarda età».

Vorrei ricordare che nel 1942, Scalfari scriveva sul settimanale Roma Fascista (periodico dei GUF) parole molto sagge e condivisibili: «Noi giovani che non abbiamo per ora altro da apportare al Fascismo, insieme con la nostra fede, che una sincerità cruda, chirurgica, ci facciamo di questa sincerità uno dei maggiori doveri dell’ora presente, confermati in questo nostro proposito dalla voce del Capo» (10 dicembre).

E ancora: «La nostra ansia non si acqueta nella contemplazione egoistica d’un mondo individuale, ma solo ove sia in noi la certezza che l’individuo muore per rinascere a qualche cosa di più alto e più grande. Fate che ciò a cui l’individuo muore e ciò in cui rivive e rinasce sia la Nazione e avrete la Religione della Patria”» (11 giugno).

E poi: «È necessario riporre l’accento nell’elemento diseguaglianza, che il fascismo ha posto come cardine della sua Dottrina. Soltanto la diseguaglianza può portarci all’aristocrazia» (16 luglio)

Era proprio scatenato: «Gl’imperi moderni quali noi li concepiamo sono basati sul cardine “razza”, escludendo pertanto l’estensione della cittadinanza da parte dello stato-nucleo alle altre genti» (Roma Fascista, 24 novembre 1942).

 

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Mar 27

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Mar 26

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Mar 22

Apprendo dall’ottimo sito WXRE che il giornale tedesco Kreuz.net ha pubblicato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla diffusione dell’AIDS in Africa.

 

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