Nov 17

Spiace dirlo, ma per una volta Daniela Santanchè ha espresso un concetto sensato, seppur non condivisibile: «Per la nostra cultura Maometto era un pedofilo».

Lo ha urlato durante uno di quei simposi domenicali, trasmessi in diretta televisiva come esempio di “dibattito all’italiana”. Read the rest of this entry »

Nov 13

Il Ministero per le Pari Opportunità, sempre prodigo di sorprese e colpi di scena, ha adibito pochi giorni fa un numero verde per contrastare la pratica delle mutilazioni genitali femminili. L’iniziativa risponde ad una campagna internazionale sponsorizzata dall’ONU contro l’infibulazione. Read the rest of this entry »

Nov 4

Abbiamo già spiegato che la parola “omofobia” non significa nulla. Venne creata nel 1971 dallo psicanalista (e militante gay) George Weinberg, giocando sul termine homos, che nello slang americano indica gli omosessuali.

Quando la parola venne tradotta, per instaurare la gaia psico-polizia negli atri paesi, ne risultò un pastrocchio etimologico: omos + fobos = paura di ciò che è eguale a sé. Read the rest of this entry »

Nov 2

Transeunte, cioè “momentaneo”, “transitorio”: è l’ennesima volta che uno scandalo sessuale trasforma i quotidiani italiani in giornaletti porno. E noi dovremmo ancora dire transeat. Read the rest of this entry »

Ott 23

È vero, io sono un pericoloso etero-fascista. Ho già spiegato i motivi di questa scelta sia da un punto di vista politico-sociale (“Il capitalismo è sinonimo di lussuria sempre e comunque”, 08/12/08), che da uno morale-culturale (“Eterofobia: la ghettizzazione dell’eterosessualità”, 04/07/09).

Ma tenterò di rivolgermi, almeno per una volta, ai cosiddetti “laici” che premono per le Nozze di Sodoma. Read the rest of this entry »

Ott 20

In Italia è ormai abitudine definire “satira” qualsiasi offesa gratuita lanciata da un gruppetto di figuri che si autodefiniscono “comici”. Ma la cosa più fastidiosa è dover ricevere continuamente lezioni di morale da questi buffoni: loro difendono la democrazia, la libertà di stampa e di parola, l’onestà della sinistra contro la corruzione berlusconiana. Read the rest of this entry »

Ott 20

L’animale domestico più amato da Jean-Paul Sartre fu “Simone de Beauvoir”, uno splendido esemplare di donna-castoro, che lui preferiva chiamare col nomignolo di Le Castore (per l’assonanza del nome della specie “de Beauvoir” con l’inglese beaver). Read the rest of this entry »

Ott 20

Mi piacerebbe con voi osservare le vicende di alcune celebrità che, in modo diversi, hanno ingannato se stesse e gli altri sulla loro virilità, concedendosi un tragico destino.

Il percorso potrà sembrare bizzarro, ma sono gli esempi più semplici che mi son venuti in mente (di sicuro ve ne sono molti altri). Read the rest of this entry »

Ott 15

Non mi sono mai sentito un “antifascista”; neppure un “fascista”, sia chiaro. C’è sempre stato un qualcosa che mi ha portato a dubitare di questa “religione civile”.

Mi vengono in mente tre celebri sentenze: «Ai tempi del fascismo non sapevamo di vivere ai tempi del fascismo» (Hans M. Enzensberger, attribuita); «In America il fascismo prenderà piede sotto il nome anti-fascismo» (Huey Long, ancora attribuita); «II più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l’antifascismo quale oggi lo vediamo» (Amadeo Bordiga; l’unica realmente pronunciata [1]). Read the rest of this entry »

Ott 14

Il rischio di chi scrive contro le donne (e non semplicemente contro il femminismo, oppure «contro le donne a favore della femmina», come distingue pedestremente Massimo Fini), non è tanto di attirarsi minacce e insulti da qualche dama di carità, quanto di dover ricevere testimonianze da parte di tristissimi maschi.

Molti credono che l’antifemminismo comporti anche un vago concetto di “solidarietà maschile”.

È un’idea bislacca: se praticassi questo tipo di “solidarietà”, mi comporterei esattamente come le femministe (le quali non fanno altro che esercitarla secondo i toni del più compassato vittimismo). Read the rest of this entry »

Ott 14

Negli Stati Uniti, gli abortisti militanti (riuniti sotto la sigla Pro-Choice) non fanno molte chiacchiere su quanto sia morale e progressista uccidere un bimbo nella pancia della madre.

Se non altro, si rendono conto che è tutta una questione di affari, eugenetica e misantropia. Read the rest of this entry »

Ott 13

Quanto mi piacerebbe fare uno colpo giornalistico come quello di Zombie Time, che è andato a scovare i vecchi scritti maltusiani di John Holdren, novello consigliere di Barack Obama per la scienza e la tecnologia.

I particolari dell’inchiesta li trovate nella pagina “John Holdren, Obama’s Science Czar, says: Forced abortions and mass sterilization needed to save the planet” (11/07/’09), con tanto di testi originali scannerizzati. Read the rest of this entry »

Ott 12

L’indimenticabile Tomas Milian, in un’intervista al programma Stacult (Rai Due), ha detto che «l’Italia ha bisogno di Silvio Berlusconi», così come negli anni ’60 aveva bisogno di Alberto Sordi.

È una intuizione strabiliante, che mi lascia il sospetto che er Monnezza legga Costanzo Preve (o viceversa): Read the rest of this entry »

Ott 1

Se volete sottoporvi ad un costoso lavaggio del cervello, non potete perdere la programmazione giornaliera di Current TV, il canale fondato da Al Gore (visibile su Sky).

Il palinsesto di oggi comprende (la descrizione dei programmi è presa dal sito di Current Italia): Read the rest of this entry »

Set 23

Non intendo commentare la morte dei soldati italiani in Afghanistan, o altri avvenimenti di stretta attualità, ma soltanto ribattere ad alcune affermazioni che ricorrono sempre più spesso nel linguaggio giornalistico e quotidiano. Read the rest of this entry »

Ago 31

L’amico AntiFeminist mi segnala due articoli di Paolo Barnard, a causa dei quali il Nostro è finito “sotto l’artiglieria pesante delle Capre Femministe”.

Era da tanto che non leggevo il sito di Barnard, più o meno dai tempi del suo geniale annuncio “AAA Cercansi” («Cerco giovani ragazze in età 20-30 massimo, molto carine, ma molto, che abbiano un chiaro interesse in quello che ho detto, e che di conseguenza siano disposte a trombarmi»), del quale ho anche parlato in questo blog.

Non perché avessi qualcosa contro gli sfoghi di un povero giornalista cinquantenne, ma perché negli ambienti del giornalismo alternativo c’è sempre il rischio di imbattersi in personaggi piuttosto ambigui, che magari “giocano” per anni al ruolo del ricercatore indipendente, fino a quando non decidono di “farsi esplodere” (metaforicamente) trascinando con sé tutti gli altri. Credo che alcuni possano capire di cosa sto parlando [1].

Questo tuttavia non può essere il caso di Barnard, ne sono certo. Il motivo per cui ogni tanto si lascia andare a patetiche confessioni è dichiarato –implicitamente- nei suoi articoli contro i “Paladini dell’Antisistema” [2]. È un modo tutto suo per non diventare un’icona, per restare un anti-eroe.

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Lug 4

Cosa pensereste di una associazione che fa pressioni per impedire a determinati artisti musicali di esibirsi?

Non stiamo parlando di una lobby cristianista, ma della costellazione di gruppi omosessuali, lesbo, trans e sodomia assortita raccolti attorno ai siti come Non Solo Reggae, che minacciano ritorsioni pesanti contro chiunque si azzardi ad invitare in Italia alcuni cantanti giamaicani.

Lo stile nel mirino è il ragga-dancehall, un genere nazionale sorto in quella felice isola caraibica che ha voluto reagire a suo modo alle orde di pederasti e pedofili sciamanti per il Terzo Mondo.

Gli artisti in questione sono riconosciuti internazionalmente: Beenie Man, Elephant Man, Buju Banton, Capleton, Bounty Killer, Anthony B, Sizzla, TOK ecc…

Le idee sostenute nei loro testi non sono peggiori di quelle urlate dalle band metal e punk. La violenza (ideologica) è la stessa, soltanto che invece di rivolgersi contro cristiani, “borghesi” o qualsiasi altro gruppo verso il quale è consentito inneggiare allo sterminio, è rivolta contro gli omosessuali. (A tal proposito, vorrei ricordare che Rifondazione organizzò in Italia il concerto di Marilyn Manson per “difendere la libertà d’espressione”).

Nel frattempo la plebaglia dei centri sociale se ne esce con queste trovate surreali: «Sarebbe ipocrita accogliere questi cantanti e le loro lettere in cui si impegnano a non proporre canzoni omofobiche in occasione dei concerti che terranno a Roma. Questa sarebbe censura e a noi non interessa. Noi non vogliamo che cantino le loro canzoni né a Roma né in nessun’altra parte del mondo».

I cantanti ragga vengono definiti sessisti, omofobi, fondamentalisti e razzisti (stesse parole che Gennaro Carotenuto ha utilizzato per definire Hamas – la coglioneria di sinistra ha oramai un linguaggio ufficiale), nonostante siano ragazzi di colore cresciuti nei ghetti, e nonostante predichino il Rastafarianesimo, un monoteismo abramitico che in nome dell’amore, della pace e della speranza ha risollevato le sorti di un popolo, donando alla Giamaica una unità nazionale e spirituale.

La campagna contro la “murder music” è appoggiata fortemente da varie associazioni internazionali, che sembrano intenzionate a danneggiare a tutti i costi la più importante risorsa economica del Paese, cioè il turismo: il clima di terrorismo psicologico che vogliono creare si rispecchia nelle assurdità delle loro illazioni (il vecchio sito di Human Rights Watch dichiara che la prima causa di diffusione di AIDS nell’isola è l’omofobia!).

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Giu 12

Vogliamo parlare delle ridicole reazioni di una parte del PD che ha impedito a Gheddafi di parlare al Senato?

Io non posso credere che Franceschini e i “veltroniani” siano talmente stupidi da cadere in una simile contraddizione. In verità, non è proprio impossibile credere nell’imbecillità dei politici, ma è probabile che sotto ci sia dell’altro.

 

Gheddafi ha pronunciato frasi che in Italia non possono essere pronunciate.

Per esempio, ha paragonato l’attacco dell’11 settembre ai bombardamenti americani dell’86. Ma non solo: ha persino parlato del partitismo italiano come “aborto della democrazia”.

Si può, ovviamente, essere in disaccordo. Ma il fatto è che certe cose noi non siamo più nemmeno in grado di pensarle.

 

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Mag 26

Grazie a Libero abbiamo scoperto come Corrado Augias scrive i suoi libri: fa copia e incolla da internet.

L’articolo “Augias passa da Repubblica a ripubblica” (21/05/09), squisitamente carognesco, mette al corrente del plagio effettuato dal compagno di merende di Vito Mancuso: Augias avrebbe copiato un interno passaggio (per altro insignificante) dall’ultimo libro del biologo Edward Osborne Wilson. Il bello è che, oltre a non esserci il “virgolettato”, il testo non è neppure presente nella bibliografia. Ma come è potuto accadere? «La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un po’ come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c’è stato bisogno di un professore di Trento».

Sì, Augias ha detto proprio così: «Non avendo letto Wilson, ho pescato il brano tra le fonti anonime di Internet prestando, questo è il rammarico, poca attenzione alla fonte di quel passaggio in fase di scrittura. Nelle successive edizioni sarà posto rimedio: non solo dichiareremo la fonte, ma citeremo anche questo nostro incidente».

Tullio De Mauro si è sentito in dovere di difendere l’amico: «Dietro alle grida di scandalo, c’è un’idea un po’ romantica di autenticità. Goethe diceva che gli originali sono degli sciocchi di prima mano».

Ma sì, in fondo l’autore non esiste, lo sanno tutti, lo diceva… chi è che lo diceva? Non importa. È tutta invidia, solo perché il libro si trova in testa alle classifiche.

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Mag 9

Settimana scorsa Paolo Barnard ha ben pensato di inviare questo annuncio a tutti i lettori del suo sito:

 

«Cerco giovani ragazze in età 20-30 massimo, molto carine, ma molto, che abbiano un chiaro interesse in quello che ho detto, e che di conseguenza siano disposte a trombarmi. Cioè, mi incontrano, chiacchierano per un po’ e poi si scopa. Alcool e altre sostanze incluse. Contattatemi via mail: dpbarnard@libero.it. Grazie. Paolo Barnard». Read the rest of this entry »

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