Il “primo sindaco di Roma”, così riconosciuto da tutti i libri di storia, fu il leggendario Ernesto Nathan, ebreo cosmopolita di origine inglese, rappresentante del Grande Oriente che rivendicava il potere massonico sull’Italia pontificale.
È singolare che fino ad Alemanno la Città Eterna non abbia avuto più nessun primo cittadino di origine ebraica.
“Alemanno” è un cognome sefardita [1], molto diffuso nella Comunità Ebraica di Roma. Il sindaco tuttavia è di origine barese, città che ospita un’altra celebre “Comunità” (alla quale la Jewish Encyclopedia dedica una voce approfondita).
L’ebraicità di Alemanno non è qui ricordata per motivi politici.
Al sottoscritto e a tutti i frequentatori di questo blog ripugna il razzismo, nonché le liste di proscrizione, il termine “criptogiudei” e tutte queste facezie.
Se Alemanno in questi mesi si è dimostrato un sionista sfegatato e un ospite fisso della Sinagoga monumentale (accreditato come amico del cuore di Pacifici e Di Segni), non è di certo perché ha sentito il suo sangue ribollire.
I motivi sono ben altri, e risalgono a quella laboriosa alleanza intrecciata nel dopoguerra tra neofascisti italiani e sionisti.
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