Nov 2

Ho scoperto chi è l’anonimo venuto ad insultarmi, definendo il mio blog «uno dei tanti tentativi di portare i Cristiani nelle fila dell’Anticristo», e aggiungendo: «Spero (anche per la sua anima) che questo blog rimanga nella ‘nicchia’ in cui è».

Si fa chiamare “Pellegrino”, e su un bizzarro forum millenarista mi identifica come «un massone travestito da cattolico allo scopo di creare confusione». Read the rest of this entry »

Ott 20

Mi piacerebbe con voi osservare le vicende di alcune celebrità che, in modo diversi, hanno ingannato se stesse e gli altri sulla loro virilità, concedendosi un tragico destino.

Il percorso potrà sembrare bizzarro, ma sono gli esempi più semplici che mi son venuti in mente (di sicuro ve ne sono molti altri). Read the rest of this entry »

Set 15

Dopo otto anni di letture “complottiste” sull’argomento, sono giunto alla conclusione che l’11 settembre non sia stato un auto-attentato.

Premetto subito che a convincermi non sono stati i vari siti italiani di “anti-complottismo”, per i quali confermo le critiche espresse nel mio articolo “I professionisti dell’anti-complottismo”. Il fenomeno dei “debunkers all’amatriciana” è complementare a quello del complottismo dilagante. Non starò qui a ripetere le mie opinioni a proposito (già approfondite nell’articolo).

Vorrei segnalare soltanto una cosa: l’incapacità dei debunkers (parlo soprattutto dei dilettanti) di opporre agli avversari altre ragioni oltre quelle che loro chiamano “scientifiche”.

Non sapendo molto di politica o di storia, gli “anti-complottisti” imbastiscono le loro “contro-tesi” avendo come unico punto di riferimento culturale i documentari di National Geographic, gli articoli di Focus e  le pagine di Wikipedia.

Tutti possono immaginare che, se ad un “complottista” si oppongono ragioni scientifiche, quello ribatterà che la scienza è controllata del governo, e quindi non è oggettiva (una tesi, per altro, non disprezzabile, a patto che si siano letti Kuhn, Lakatos o Feyerabend).

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Feb 9

Rivedendo Il silenzio degli innocenti col senno di poi, la sua “trasgressività” mi appare irrimediabilmente passata di moda.

Rispetto a tutte le pellicole dedicate ai serial killer (ormai un genere a sé), il “cult-movie di massa” di Jonathan Demme assomiglia più ad una piece teatrale, un quadretto accademico che se non fosse per il mezzo “instabile” della macchina da presa si direbbe quasi ispirato alle tre unità aristoteliche.

Il film tutto sommato non è poi così violento, c’è ancora una certa reticenza ispirata alla dicotomia tra tragico ed osceno, secondo la quale esiste qualcosa che deve restare ob scenum, fuori scena.

L’unico momento in cui viene esibito il sangue è quando il protagonista Hannibal Lecter uccide i due poliziotti per poter fuggire. È un omicidio necessario e accidentale nello stesso tempo, poco a che vedere con il “cannibalismo psicologico” dell’assassino.

 

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Gen 27

Non sono riuscito a trovare il nome del primo curatore italiano di 1984 che tradusse l’espressione elementare Big Brother con quella di “Grande Fratello”, un’eresia semantica (sarebbe come dire scapola per l’inglese nubile), divenuta incredibilmente proverbiale.

La traduzione esatta, come tutti sanno, è “Fratello Maggiore”; eppure anche da questo banale equivoco è nata l’ennesima occasione di attuare il bispensiero in corpore vili.

In che modo ciò avvenga è semplice da spiegare.

 

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Gen 23

Se in Italia c’è un mestiere che frutta più del complottismo, questo è l’anticomplottismo.

Per ogni sfigato che crea un blog allo scopo di “aprire gli occhi al mondo intero” sulla questione delle scie chimiche (e sull’utilizzo che i rettiliani della quarta dimensione ne stanno facendo per sterilizzare tutti i maschi italiani dai 15 ai 54 anni), nasce un debunker all’amatriciana che inizia a sparare a caso contro la croce rossa.

 

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Gen 12

Le reazioni contro le manifestazioni filopalestinesi a Milano sono assolutamente risibili.

Titoli indignati e farneticanti, tipo “La presa del Duomo è una dichiarazione di guerra”, come scrive Giulio Meotti sul Foglio dell’8 gennaio 2009: Read the rest of this entry »