Nov 21

Non mi sono del tutto chiari i motivi per cui le case editrici Lindau e Fede & Cultura stiano facendo a gara nel pubblicare dei classici della cultura cattolica contemporanea.

A parte la clamorosa doppia edizione di Iota Unum (introvabile fino a pochi mesi fa, oggi disponibile persino sugli scaffali del supermercato, tra un Moccia e un Alberoni), desta qualche sospetto anche il doppione di Chesterton (San Tommaso d’Aquino, e forse tra un po’ San Francesco d’Assisi). Read the rest of this entry »

Ott 26

Sarebbe pretenzioso voler esaurire con un semplice articolo il fenomeno del “cattoadelphismo” (l’infatuazione di molti intellettuali cattolici per la cerchia di Roberto Calasso), per giunta da parte di chi è ancora agli inizi della ricerca. Read the rest of this entry »

Ott 17

[Qualche mese fa avevo pubblicato questo commento su Facebook, prima che il mio profilo venisse cancellato. I gestori del sito censurano chiunque metta in discussione i dogmi della nuova religione idolatrica, che Carlo Susa ha identificato col nome di “culto di Condom”.

Lo stile è un po’ diverso da quello che utilizzo nel blog: di solito cerco di mantenere un minimo di compostezza, ma in questo caso il commento era rivolto a persone amiche, perciò mi sono lasciato un po’ andare. Tanto vale pubblicarlo anche qui, visto che di là non esiste più]. Read the rest of this entry »

Ott 10

Questo è il miglior articolo di Miguel Martinez a proposito del sionismo: “Morte al Nono Secolo! La teologia del progresso” (Kelebek, 07/10/2009).

La trattazione è talmente rigorosa che non posso far altro che aggiungere soltanto una citazione: Read the rest of this entry »

Ott 4

Certe notizie spezzano il cuore:

 

La nuova promessa della teologia lascia per sposarsi

«Michael Schulz, membro della Congregazione per la dottrina della fede,  abbandona: non riesce più a vivere il celibato. Quarantanove anni, una brillante carriera di teologo, uno dei pochi considerati fedelissimi di Roma ad aver raggiunto posti importanti nelle facoltà tedesche […]. Ieri è arrivato l’annuncio del cardinale Karl Lehmann, vescovo di Magonza, che lo sospende dal sacerdozio perché non è più in grado di rimanere celibe. […] L’annuncio ha choccato non poco gli ambienti vaticani, perché Schulz era considerato una vera promessa della teologia, un emergente, fedele al Papa e allievo del vescovo di Ratisbona, Gerhard Ludwig Müller. […] Sacerdote dal 1984, ha ottenuto il dottorato a Monaco con una tesi su Hans Urs Von Balthasar […], ha pubblicato due saggi su Von Balthasar e su Karl Rahner. […] [Schulz però ha] deciso di lasciare il sacerdozio per potersi sposare e non ha manifestato l’intenzione di contestare la secolare norma del celibato in vigore nella Chiesa latina. Una norma della quale Papa Ratzinger ha più volte ribadito il valore».

[Andrea Tornelli per Il Giornale dell’01/10/09] Read the rest of this entry »

Set 11

Nel suo ultimo saggio su La letteratura italiana e il premio Nobel [Olschki, Firenze, 2009], Enrico Tiozzo rivela alcuni “retroscena” sul mancato conferimento del Nobel ad Antonio Fogazzaro, a causa del suo atto di pubblica obbedienza alla Chiesa di Roma.

Accadeva nel 1906, quando Il santo venne messo all’indice; Fogazzaro rimediò con questa dichiarazione: «Ho risoluto fin dal primo momento di prestare al Decreto quella obbedienza che è mio dovere di cattolico, ossia di non discuterlo, di non operare in contraddizione di esso autorizzando altre traduzioni e ristampe».

Come tutti sanno, l’Accademia di Svezia scelse di premiare un altro italiano, l’antipapista Carducci (che era fortemente anticristiano, ma per i luterani trattavasi di sottigliezza).

 

Al di là dello sdegno leghista per la “congiura svedese” (sì, ne ha parlato persino La Padania), quello che nessuno ricorda a proposito del Fogazzaro è la sua sottile ritrattazione dell’atto di obbedienza. Avvenne un anno dopo, a Parigi, durante una conferenza sulle “idee religiose di Giovanni Selva”, tenuta il 18 gennaio 1907.

Il critico letterario Paolo Mariani ha tradotto dal francese dei passaggi di questo intervento nel suo La penna il compasso [Il Cerchio, Rimini, 2005, pp. 39-44], libro dedicato all’“altra faccia” della letteratura italiana (nel sottotitolo: “gnosi, massoneria, rivoluzione”).

Lo scritto è comunque consultabile nella sezione “Discorsi” del XIV volume delle Opere [Mondadori, Milano, 1942].

In quella conferenza, Fogazzaro disse di riconoscere il valore «dell’obbedienza alle leggi della Chiesa», ma giustificandola col motivo che «per modificare o abrogare le leggi, la prima cosa da fare contro di esse è obbedire loro». Ammise che il suo scopo era di far pressione sull’autorità dall’interno, per (testuali parole) «la preparazione di uno stato di coscienza collettivo, che si esprimerà spontaneamente negli atti dell’autorità».

Questo era esattamente l’atteggiamento dei modernisti nei confronti della Chiesa: infiltrarsi, creare false urgenze e –soprattutto- presentarsi come oscuri interpreti della “coscienza collettiva”. Fu per tali motivi che San Pio X condannò doverosamente gli errori del modernismo nella enciclica Pascendi:

 

«Essi operano scientemente e volentemente; sì perché è loro regola che l’autorità debba essere spinta, non rovesciata; si perché hanno bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cangiare a poco a poco la coscienza collettiva; il che quando dicono, non si accorgono di confessare che la coscienza collettiva dissente da loro, e che quindi con nessun diritto essi si dànno interpreti della medesima» [Pascendi Dominici Gregis, 8 settembre 1907].

 

Il santo è a tutti gli effetti un grimaldello modernista. Ecco cosa il “cattolico” Fogazzaro fa dire a Pietro “Benedetto” Maironi, il protagonista del romanzo:

 

«Siamo parecchi cattolici, in Italia e fuori d’Italia, ecclesiastici e laici, che desideriamo una riforma della Chiesa. La desideriamo senza ribellioni, operata dall’autorità legittima. Per questo abbiamo bisogno di creare un’opinione che induca l’autorità legittima ad agire in conformità, sia pure fra venti, trenta, cinquant’anni» [cfr. Il santo, Mondadori, Milano, 1932, p. 55].

 

Un eloquio che, anche dopo cent’anni, non hanno nulla da invidiare ai deliri quotidiani di un Melloni: ecco la «sintesi di tutte le eresie».

 

Roberto Manfredini

 

 

Set 11

No, non ho letto gli “interventi” di Tettamanzi e Martini e Verzé. Ne ho sentito parlare da tv e giornali, ma ho preferito evitare qualsiasi contatto con le loro dichiarazioni per non dare scandalo al mio occhio e al mio orecchio. So che Pippo Baudo e Gerry Scotti hanno apprezzato le aperture del Card. C.M.M., e questo dovrebbe bastarmi.

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Ago 30

Confido nell’attenzione dei lettori più tenaci di questo blog. Perdonate il ritardo col quale rivolgo ringraziamenti e scuse, ma ero in vacanza!

Durante la mia assenza, il blog ha segnato altri due colpi da maestro: il link al sito del prof. Carlo Susa e una citazione del leggendario wXre.

Non è cosa da poco per chi si rivolge ad un ristrettissimo pubblico con personalissime opinioni.

Dopo esser stato linkato anche da Del Visibile e Il piccolo Zaccheo, Totalitarismo Totale potrebbe addirittura autodefinirsi “blog cattolico”. Non meriterebbe un titolo così impegnativo, ma è la realtà stessa ad imporlo! L’importante è, d’ora in avanti, dimostrarsi all’altezza del compito; cercherò nel mio piccolo di combattere al meglio la kulturkampf. D’altronde è per questo motivo che ho deciso di dedicarmi più alla penna che all’azione: le basi su cui si fonda la nostra attuale civiltà sono una pura colonizzazione dell’immaginario collettivo – dunque la battaglia non può che essere intellettuale. Tutto il resto (la performance, il gesto creativo e ribelle, la dimostrazione, la sfilata, il boicottaggio, la propaganda ecc…) verrebbe addomesticato dalla collettività stessa. Se l’azione eclatante (o il beau geste) deve esserci, che sia almeno culturale.

 

Il nome del blog, Totalitarismo Totale, proviene da una pagina di diario di Drieu La Rochelle:

 

«Una necessità profonda del socialismo integrale, cioè del comunismo, è il ritorno dell’umanità al totalitarismo totale. Tanto peggio se questa teocrazia ha la testa in basso. Se riuscirà a tornare sui propri piedi, l’umanità potrà riprendere dopo un lungo sonno la strada verso una nuova civiltà; è la sola possibilità per continuare ad essere una forza creatrice. Altrimenti cadrà in un sonno ancora più lungo. L’umanità ha visibilmente bisogno di dormire. È stata sveglia per troppo tempo: dieci secoli, ed è molto. Ma dicendo l’umanità intendo dire, per mio pregiudizio, l’Europa. Altri popoli hanno dormito per molto tempo: saranno loro probabilmente a prendere in mano le redini del movimento comunista. Ma se fossero stati contagiati dalla putrefazione dell’Europa» (8 Dicembre 1944)

 

Questo passaggio è un’utile chiave di lettura del mio stile e del mio messaggio. Ma c’è dell’altro: il motivo fondamentale per cui ho creato il blog è stato quello di dimostrare che non sono stupido. Già prima del mio ritorno al cattolicesimo, tutti pensavano che io fossi stupido. Però riuscivo a cavarmela con un ridicolo anticlericalismo giovanile. Giocare all’anticristo nicciano era divertente (anche perché allora leggevo soltanto Nietzsche).

Da quando sono tornato al cattolicesimo, per altro con un certo gusto folkloristico nel segnalare la differenza tra me e i miei coetanei, tutti hanno pensato che fossi davvero ritardato. Se prima mi tolleravano, adesso mi odiano apertamente.

Non posso negare, in effetti, di aver fatto ogni cosa allo scopo d’irritare gli anticristi o i semplici cattolici adulti. Sembra che io abbia voluto brandire il cattolicesimo come pensiero più coerente e affilato nella storia dell’uomo. Ma Cristo non è più un pretesto, come lo fu Nietzsche, per sfogare la radice barbara del mio essere. Ci sono molte ragioni per le quali ritengo di essere nel giusto. Penso che a voi, miei cari lettori, basti quella a cui accennavo prima: mi sono reso degno di stare con gli uomini buoni. È un piccolo resto, lo so, ma era proprio questo ciò che andavo cercando.

A presto con nuovi mirabolanti articoli.

 

Roberto Manfredini

 

 

PS: Ringrazio anche chi ha citato i miei articoli nel suo blog, sono sempre disponibile per uno scambio di link, basta mandarmi un messaggio tra i commenti.

 

 

Lug 4

Cosa pensereste di una associazione che fa pressioni per impedire a determinati artisti musicali di esibirsi?

Non stiamo parlando di una lobby cristianista, ma della costellazione di gruppi omosessuali, lesbo, trans e sodomia assortita raccolti attorno ai siti come Non Solo Reggae, che minacciano ritorsioni pesanti contro chiunque si azzardi ad invitare in Italia alcuni cantanti giamaicani.

Lo stile nel mirino è il ragga-dancehall, un genere nazionale sorto in quella felice isola caraibica che ha voluto reagire a suo modo alle orde di pederasti e pedofili sciamanti per il Terzo Mondo.

Gli artisti in questione sono riconosciuti internazionalmente: Beenie Man, Elephant Man, Buju Banton, Capleton, Bounty Killer, Anthony B, Sizzla, TOK ecc…

Le idee sostenute nei loro testi non sono peggiori di quelle urlate dalle band metal e punk. La violenza (ideologica) è la stessa, soltanto che invece di rivolgersi contro cristiani, “borghesi” o qualsiasi altro gruppo verso il quale è consentito inneggiare allo sterminio, è rivolta contro gli omosessuali. (A tal proposito, vorrei ricordare che Rifondazione organizzò in Italia il concerto di Marilyn Manson per “difendere la libertà d’espressione”).

Nel frattempo la plebaglia dei centri sociale se ne esce con queste trovate surreali: «Sarebbe ipocrita accogliere questi cantanti e le loro lettere in cui si impegnano a non proporre canzoni omofobiche in occasione dei concerti che terranno a Roma. Questa sarebbe censura e a noi non interessa. Noi non vogliamo che cantino le loro canzoni né a Roma né in nessun’altra parte del mondo».

I cantanti ragga vengono definiti sessisti, omofobi, fondamentalisti e razzisti (stesse parole che Gennaro Carotenuto ha utilizzato per definire Hamas – la coglioneria di sinistra ha oramai un linguaggio ufficiale), nonostante siano ragazzi di colore cresciuti nei ghetti, e nonostante predichino il Rastafarianesimo, un monoteismo abramitico che in nome dell’amore, della pace e della speranza ha risollevato le sorti di un popolo, donando alla Giamaica una unità nazionale e spirituale.

La campagna contro la “murder music” è appoggiata fortemente da varie associazioni internazionali, che sembrano intenzionate a danneggiare a tutti i costi la più importante risorsa economica del Paese, cioè il turismo: il clima di terrorismo psicologico che vogliono creare si rispecchia nelle assurdità delle loro illazioni (il vecchio sito di Human Rights Watch dichiara che la prima causa di diffusione di AIDS nell’isola è l’omofobia!).

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Giu 17

Mi ero promesso di scrivere qualcosa sulla figura di Gianni Baget Bozzo, in occasione della sua scomparsa. Ormai però è passato più di un mese, quindi è inutile imbastire un “coccodrillo” sul modello di quelli apparsi nei quotidiani.

D’altronde ciò che ho sempre pensato (ma non ho mai avuto il coraggio di dire), mi è stato confermato da articolo di wXre (blog di Luigi Demiet e Guido da Coccolato), “L’ateo devoto”:

 

«Baget Bozzo è stato, secondo noi, un ateo. Un ateo devoto. Uno straussiano senza Strauss. La sua difesa del cattolicesimo “tradizionale”, in prima linea, fino alla scelta della via sacerdotale, è stata sostanzialmente la difesa dell’istanza religiosa e conservatrice come concepita appunto da Leo Strauss: una cortina fumogena per il vulgus vult decipi (ergo decipiatur) che sola può velare una verità che il popolo non è in grado di reggere e di gestire. Una verità nullificante, concidente con il ni-ente e che in quanto tale può e deve restare appannaggio dei “filosofi”.

La fascinazione di don Gianni per l’uomo forte in grado di fare da puntello contro la deriva illuministico-radicaleggiante (la sinistra), dal Dossetti anti-moderno del dopoguerra al Craxi & Berlusconi anticomunisti, tradiva una volontà di “ordine” straussianamente inteso. Un essoterimo di conservazione e di argine alla dissoluzione.

Baget Bozzo è stato per Siri, in fondo, quello che Ferrara (a cui tra l’altro lo accomunavano intelligenza e scrittura brillante) ha cercato di essere per Benedetto XVI. È stato, in senso profondo, il neocon della DC e della Chiesa italiana post-conciliare».

 

A prova di tale convincimento, viene riportato un “encomio” di Massimo Cacciari (Adnkronos, 8/05/09):

 

«Non ricordo una persona più intellettualmente e spiritualmente mobile e inquieta di don Gianni. […] La sua fede era “agonica” […]: da essa traeva costante impulso ad affrontare la storia dell’uomo in tutte le sue dimensioni. E a prendervi parte, rischiando davvero tutto se stesso. […] [Le sue scelte politiche] sono il frutto della sua indomabile inquietudine e del senso acuto della responsabilità di trovare ad essa comunque risposta. Non credo che per don Gianni né Craxi né Berlusconi lo fossero. Come non credo lo fossero, su un altro piano, Papa Wojtyla e ora Papa Benedetto. Penso che per lui fossero, per così dire, una “provvisoria necessità” […].

Per don Gianni, quando la crisi del “secolo” diventa tanto acuta da apparire insolubile, la Provvidenza invia singoli uomini nel “tentativo” di mantenere il mondo in una qualche forma. Si trattava per lui quasi di “provvedimenti” che lasciavano le grandi questioni insolute, ma permettevano di pensarci sopra. Per don Gianni quello che valeva alla fine era proprio soltanto il carattere insolubile della “cosa ultima” e credo che in lui mai sia venuta meno tale “riserva escatologica” rispetto a ogni sua presa di posizione politica. Quanto più don Gianni era inesorabile nella sua luciferina capacità di critica dell’avversario politico, tanto più sapeva di non sapere sulle questioni che ne dominavano l’anima».

 

Essendo wXre una “fonte” più che affidabile, mi sono preso la briga di rintracciare qualche “reticenza” nei testi di Baget Bozzo che potesse confermare la tesi dell’ateismo devoto. Magari senza scomodare l’imponente teoria ermeneutica di Leo Strauss (molto più complessa di come appare dai resoconti giornalistici), ma pensando alla pura e semplice reticenza, quasi come se fosse la bella figura retorica della aposiopesis.

 

Proprio ieri rileggevo quel piccolo capolavoro di divulgazione storica che è L’intreccio. Cattolici e comunisti 1945-2004 [Mondadori, Milano, 2004]. Il libro adombra una tesi nella quale mi era già capitato di imbattermi: il comunismo come eresia del cristianesimo. Dico che è una tesi “adombrata” perché viene esplicitata soltanto nella “Premessa” del libro:

 

«Il comunismo è nato come un’eresia cristiana e, anche attraverso la versione hegeliana-marxiana, ha mantenuto intatte le sue radici teologiche. La sua volontà di sopprimere la Chiesa cattolica è stata eguale alla sua volontà di imitarla e di influenzarla. […] Il fatto stesso che il comunismo, diversamente dal nazismo, non sia finito in tragedia è forse legato anche alle radici cristiane che nel comunismo sono rimaste» [L’intreccio, p. 9].

 

Ma in seguito l’Autore arriva a sostenere persino il contrario, evidenziando ad un tempo il “razionalismo dominante” e le “radici teologiche” del comunismo.

Sembra che Baget Bozzo abbia voluto utilizzare i tipici “espedienti” individuati dallo Strauss di Scrittura e persecuzione:

 

«Oscurità nel piano di un’opera, contraddizioni, […] ripetizioni inesatte di affermazioni precedenti, strane espressioni, sono caratteristiche che non turbano il sonno del lettore disattento ma risvegliano quello attento. Dedicatari di questa letteratura esoterica sono solo i lettori intelligenti e fidati» [cfr. G. Giorgini, “Leo Strauss: un profilo tematico”, in L. Strauss, Gerusalemme e Atene. Studi sul pensiero politico dell’Occidente, Einaudi, Torino, 1998, p. LIII].

 

In effetti è lo stesso Baget Bozzo a dissimulare ancora la tesi dietro la narrazione erudita e brillante de L’Anticristo [Mondadori, Milano, 2001]:

 

«Il moderno è ancora una teoria sui rapporti tra Dio e l’uomo come risultano dalla cristologia. Si tratta di affermare che la mente umana è Dio: da Baruch Spinoza a Ludwig Feuerbach il passaggio è molto chiaro. Si tratta ancora della divinoumanità cristiana, ma attribuendo all’umanità la divinità» [L’Anticristo, p. 118].

 

Questa volta però ascrive al cardinale J.H. Newman l’ipotesi che «il moderno sta ancora all’interno del Cristianesimo nella forma dell’eresia cristiana». Eppure è palese che Baget Bozzo vorrebbe estrinsecare fino in fondo questa ipotesi, ma non può. Per quale motivo? Perché la conclusione sarebbe distruttiva.

Se ad un livello razionale Don Gianni riesce ad essere “reticente”, in molte pagine il sentimento e la passione prevalgono sulla razionalità: pur traducendosi in un linguaggio quasi lirico, la verità (filosofica e “occulta”) sfugge alla scrittura “controllata” e disorienta il lettore ingenuo:

 

«Il Dio dell’Occidente deperisce nella coscienza dell’Occidente. Finché visse con il comunismo e il suo emulo subalterno, il nazismo (il maggior tentativo del satanismo politico), il Dio dell’Occidente non deperì. […] Il satanismo politico era un testimone di Dio. La Chiesa è rifiorita nel XX secolo attorno al satanismo politico comunista. […] Il Dio dell’Occidente è svanito, Satana no; […] [egli] dilaga in Occidente sotto la forma dell’angoscia e della disperazione. […] La grande potenza materiale egemonica e imperiale, gli Stati Uniti, non è in grado di sopportare ciò che l’umanità ha sempre sopportato: la morte in battaglia.  […] Se il Dio dell’Occidente è morto, che senso ha morire per lui? […] L’Occidente non ha più motivi per morire: ciò significa che non ha più ragioni per vivere. […] Ora tutto ciò è divenuto male: Crociate, Inquisizione, scoperta dell’America sono solo male, sono contro il principio di compassione. La storia dell’Occidente è una vergogna, la storia della Chiesa cattolica è una vergogna: lo dice il Papa. […] [Sono state] distrutte le nazioni europee […]; forse la Russia è ancora un poco la Russia, visto che i suoi soldati sono disposti a morire in Cecenia. […] I vecchi popoli non occidentalizzati hanno ancora un Dio per cui vale la pena morire: lo hanno gli islamici. E  gli uomini che sanno sfidare la morte, i popoli che sanno sfidare la morte hanno ancora in qualche modo una religione per cui morire» [Ivi, pp. 101-103].

 

«Il Terzo Reich era più bello di Weimar, il fascismo più bello dell’Italia umbertina. Il comunismo di Stalin ebbe una capacità di fascino per la bellezza, per uno splendore insito nell’opera che portava innanzi, il cambiamento della natura umana. Se milioni e milioni di uomini si sono sacrificati, lo hanno fatto non per la verità ma per la bellezza. […] Il XX secolo è stato il secolo dell’eroismo gratuito, del sacrificio, un secolo escatologico» [Ivi, p. 115].

 

Sono queste fessure del credo “nascosto” di Baget Bozzo che mi hanno portato a rispolverare un pamphlet scomparso da decenni dalla circolazione: Le scuderie d’Occidente [Volpe, Roma, 1973] di Jean Cau [1].

Ciò che accomuna i due pensatori è forse proprio la ricerca di quella “provvisoria necessità”, come ha detto Cacciari.

Provate a confrontare i due passi de L’Anticristo citati poco sopra con quello che Jean Cau scriveva nel suo libello:

 

«L’Occidente in decadenza si è messo a scrivere la storia delle sue ritirate e delle sue umiliazioni per conto di coloro che gliele infliggono. […] Esausti, abbruttiti, drogati, rinnegando il nostro passato e le nostre virtù, felici di vedere inaridite le sorgenti di quell’onda di certezze che ci lanciò alla conquista del mondo, […] accettiamo tutto: l’ingiuria, il disprezzo, lo sputo» [Le scuderie d’Occidente, p. 98].

 

«La felicità non ha che un nome vero, antico e moderno: la fede. […] Al tempo della guerra di Vandea i contadini ribelli si battevano con valore senza pari, al grido “Per il mio Dio e per il mio Re!”. […] Sull’altra sponda, innumerevoli furono quelli che caddero cantando e gridando “Viva la Repubblica!” […]. Dalle due parti c’era, incrollabile, una fede. In Dio, qui. Nell’Uomo, là. Ma c’era, disinteressata e follemente pura, la fede! E, per lei, la felicità di combattere, di vivere o morire. […] Perché viviamo? interrogano i giovani. Netta risposta: per nulla, se voi non sapete più perché accettereste di morire, e se la nostra società non è più capace di armarvi per sfidare quella morte. Una vita non vale se non in questa dura luce» [Ivi, pp. 158-159].

 

Una comunanza, quindi, non soltanto di stile. Ma solo Jean Cau ha il coraggio di portare coerentemente le proprie tesi all’estremo. E tutto ciò viene a galla nei capitoli dedicati ad un argomento particolare: il comunismo come eresia del cristianesimo. Ecco ritrovata quella celebre ipotesi…

Leggiamo:

 

«Il comunismo è una vicenda del cristianesimo. […] Spettava al secolo XIX di rendere espansionista il socialismo. Fu l’opera di un ebreo messianico di genio –Karl Marx- il quale gettò in un medesimo mortaio la filosofia tedesca, l’economia inglese ed il socialismo francese, tritò il tutto e offrì tale forte pastone all’appetito dei popoli. […] Restava da trovare un popolo di abbastanza primitiva religiosità per riceverlo […]. Furono i Russi quel popolo semplice […]: un popolo senza tradizione di libertà e di libero esame; un popolo intriso di fede sino al midollo» [p. 174].

 

Cau intende il paragone nell’ottica di una giustificazione della “volontà di potenza”: «La morale che io amo […] viene sempre dopo l’atto e ne organizza le conseguenze» [p. 81].

Ammirabile la sua chiarezza nell’enunciare la “verità” del cristianesimo:

 

«Siamo mai stati cristiani? Questa dolce eresia ebraica l’abbiamo ma integrata nelle nostre coscienze e nel nostro inconscio? Il Barbaro accettò l’innesto, tanto era dotato di forza e di crudeltà. Si adornò di finta dolcezza, e la morale cristiana fu la buona coscienza degli sfoghi della sua volontà di potenza. […] Il Cristianesimo fu, per secoli, la morale di un Occidente dinamico, ricco di espansione, di volontà, di tensione. Fu la sua innocenza proclamata» [pp. 75-76].

 

All’apparenza, sembra un nietzschianesimo annacquato. Oppure no, non è affatto Nietzsche: semmai qualcosa di più conciliante con le “provvisorie necessità”:

 

«Il giudeo-cristianesimo, - dice Nietzsche, - “morale da malati”. Adagio: non semplifichiamo troppo! Infatti, come una droga che eccita un organismo prima di distruggerlo, il giudeo-cristianesimo è stato una forza finché è rimasto una morale religiosa. È stata la sua laicizzazione quella che, portandolo a compimento, lo ha distrutto e lo distruggerà. […] Domandiamoci se il corsetto cristiano non abbia sorretto indurito l’Occidente barbarico, fino al secolo XIX, decuplicandone la forza» [p. 66].

 

«Età dell’oro! La morale era una cosa che poteva venire inventata; di cui un individuo –re, principe, imperatore, eroe, santo o soldato- poteva essere la sorgente e il garante. Inventata! Arrischiata! Osata! Inventata come lo è un’opera d’arte, e c’era una estetica dell’etica, un portamento e un’eleganza dell’atto morale» [p. 107].

 

Con questo, credo che il cerchio si chiuda. Probabilmente tutta la scrittura di Baget Bozzo è disseminata di “verità indicibili”, riservate ai lettori “intelligenti e fidati” [2].

Il tentativo di scardinare certe narrazioni esoteriche ha comunque lo stesso valore di un passatempo erudito, poiché chi sa riconoscere la “reticenza” (come i curatori di wXre), non ne ha bisogno. Per tutti gli altri, spaghetticons e ciellini, non credo vi sia speranza: stultus vult decipi, ergo decipiatur.

 

Roberto Manfredini

 

 

[1] Qualcuno sicuramente avrà già sentito parlare di Cau come enfant prodige della sinistra francese, in seguito convertitosi al gollismo e infine approdato alle posizioni della Nouvelle Droite.

Le scuderie d’Occidente (sottotitolo: Trattato di morale) è un libro che ho scoperto grazie all’ultimo lavoro di Marcello Veneziani, Rovesciare il ’68, il quale ricalca l’andamento del testo di Cau, non solo nella scrittura tra il saggistico e l’autobiografico, ma persino nella suddivisione stessa in “argomenti”.

 

[2] Tanto per aggiungere altra carne al fuoco, non è un caso che Cau provi avversione nei confronti del Vaticano II: «Con lo stupido pretesto del ritorno alle sorgenti e alla semplicità evangelica, i nostri preti vogliono delle chiese più brutte d’un baraccone e sono pronto a celebrare la messa in giacca e calzoni» [Le scuderie d’Occidente, p. 85].

 

 

Apr 21

Titolone del Corriere: «AHMADINEJAD, AGGRESSIONE A ISRAELE».

L’Iran ha deciso di lanciare la bomba atomica -che non ha- contro il “piccolo popolo”?

Ma no. Il presidente iraniano ha solamente fatto un discorso ad una conferenza. I delegati europei sono scappati dall’aula strappandosi barbe e gonnellini (alcuni erano pure vestiti da pagliacci, in divisa ufficiale).

Un tempo, tale diserzione sarebbe stata una esplicita dichiarazione di guerra. Magari lo è, chi lo sa. L’isteria comunque è ai massimi livelli. Read the rest of this entry »

Mar 27

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Mar 26

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Mar 22

Apprendo dall’ottimo sito WXRE che il giornale tedesco Kreuz.net ha pubblicato i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla diffusione dell’AIDS in Africa.

 

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Mar 20

 

L’Adnkronos butta lì una notizia che dovrebbe far riflettere molte persone (“Aids: a Washington 3% abitanti sieropositivo, come in Uganda”): «La capitale della superpotenza occidentale per eccellenza, gli Usa, si trova a fare i conti con un’epidemia di Hiv e Aids al pari, se non peggio, di alcune nazioni africane. Il 3% della popolazione con più di 12 anni è sieropositivo, come in Uganda. […] “Le Nazioni Unite e l’Organizzazione mondiale della sanità” - si legge sulla Bbc news online – “considerano un’epidemia di Hiv generalizzata e severa quando la percentuale di diffusione fra i residenti di una specifica area geografica supera l’1%”. Ebbene, la diffusione nel distretto di Washington è tre volte maggiore. […] Gli esperti avvertono che anche l’allarmante 3% di popolazione sieropositiva potrebbe essere un dato sottostimato. Raymond Martins, primario della clinica Whitman-Walker di Washington, centro di eccellenza nella capitale Usa per le malattie infettive, sostiene infatti che “i sieropositivi potrebbero essere in realtà il 5% della popolazione. Molte persone non hanno fatto il test e dunque potrebbero essere state contagiate senza saperlo”».

 

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Feb 19

Il “primo sindaco di Roma”, così riconosciuto da tutti i libri di storia, fu il leggendario Ernesto Nathan, ebreo cosmopolita di origine inglese, rappresentante del Grande Oriente che rivendicava il potere massonico sull’Italia pontificale.

È singolare che fino ad Alemanno la Città Eterna non abbia avuto più nessun primo cittadino di origine ebraica.

“Alemanno” è un cognome sefardita [1], molto diffuso nella Comunità Ebraica di Roma. Il sindaco tuttavia è di origine barese, città che ospita un’altra celebre “Comunità” (alla quale la Jewish Encyclopedia dedica una voce approfondita).

L’ebraicità di Alemanno non è qui ricordata per motivi politici.

Al sottoscritto e a tutti i frequentatori di questo blog ripugna il razzismo, nonché le liste di proscrizione, il termine “criptogiudei” e tutte queste facezie.

Se Alemanno in questi mesi si è dimostrato un sionista sfegatato e un ospite fisso della Sinagoga monumentale (accreditato come amico del cuore di Pacifici e Di Segni), non è di certo perché ha sentito il suo sangue ribollire.

I motivi sono ben altri, e risalgono a quella laboriosa alleanza intrecciata nel dopoguerra tra neofascisti italiani e sionisti.

 

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Feb 16

 

Proprio in questi giorni giunge la notizia che il vescovo Williamson è stato denunciato per negazionismo.

Negazionismo, Williamson denunciato” (TgCom, 11/2/2009): «Apologia del negazionismo. È la denuncia presentata presso la procura federale argentina contro il vescovo negazionista Richard Williamson. L’iniziativa è venuta dal responsabile per l’Argentina del settimanale americano Newsweek [Sergio Szpolski]. Il controverso prelato, 68 anni, dovrà inoltre rendere conto delle sue idee anche all’Istituto argentino contro la discriminazione (Inadi), che gli ha chiesto “di confermare o di smentire le sue tesi”.

Maria Josè Lubertino, direttrice dell’Istituto, ha detto che in caso affermativo nei suoi confronti sarà presentata una seconda denuncia che potrebbe costargli “una condanna a tre anni di carcere”. […] In una intervista pubblicata dal settimanale tedesco Der Spiegel, il vescovo Williamson ha detto che dovrebbe studiare “nuove prove storiche” prima di rivedere le sue convinzioni sulla Shoah. Il prelato sostiene che le camere a gas non sono mai esistite e che solo tra i 200 mila e i 300 mila ebrei, e non oltre sei milioni, sono stati uccisi durante il nazismo».

 

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Feb 8

Youtube, dopo la vicenda di Eluana arrivano i testamenti biologici online”: mi accoglie appena sveglio questa notizia da Repubblica.

Non è la solita trovata giornalistica; su YouTube centinaia di persone stanno davvero facendo la coda per dichiarare la loro voglia di morire con la spina staccata.

 

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Gen 16

 

Molto interessante la campagna pubblicitaria della UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti): “La cattiva notizia è che Dio non esiste. Quella buona, è che non ne hai bisogno”.

L’UAAR fa parte dell’arcipelago che amichevolmente ho ribattezzato C.U.L.O. A.P.E.R.T.O. (Comitato Umanisti-Laici Omosessuali Abortisti-Pacifici Ecologisti-Reazionari Terzomondisti-Occidentalisti).

 

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Gen 15

 

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