Nov 17

Spiace dirlo, ma per una volta Daniela Santanchè ha espresso un concetto sensato, seppur non condivisibile: «Per la nostra cultura Maometto era un pedofilo».

Lo ha urlato durante uno di quei simposi domenicali, trasmessi in diretta televisiva come esempio di “dibattito all’italiana”. Read the rest of this entry »

Nov 17

Mi è stata consigliata la lettura di una lunga intervista di Luigi Copertino, a proposito della pellicola Agora di Alejandro Amenábar (di prossima uscita), dedicata alla celebre “filosofa” Ipazia, che in realtà si tratterebbe dell’ennesima opera di disinformazione anti-cristiana.

Data la mia situazione personale, per il momento sono impossibilitato a rispondere approfonditamente. Però, visto che qualcuno è stato così gentile da segnalarmi l’intervista, proporrò qui qualche osservazione critica. Read the rest of this entry »

Nov 13

Il Ministero per le Pari Opportunità, sempre prodigo di sorprese e colpi di scena, ha adibito pochi giorni fa un numero verde per contrastare la pratica delle mutilazioni genitali femminili. L’iniziativa risponde ad una campagna internazionale sponsorizzata dall’ONU contro l’infibulazione. Read the rest of this entry »

Nov 5

Stamane me svejo e mi’ fijo face:

«A’ pa’, si nun te va lo crocefisso

Le Uropa te sgancia cinque testoni…»

E io je risponno: «Pe’ li me’ cojoni!

Mo’ ce vadi dar maestrino tuo, e fisso

je dichi “levemolo, nun me piace!”».

 

Pecché mi’ fijo, che n’è ‘n’ignorante

deve da credere cor darwinismo

che prima era ‘na scimmia, poi ‘n’omo novo,

ma poi con quer Cristo nun me ce trovo,

io c’ho ‘sto credo, so’ pe’ ll’uminismo!

Pure coso, Vorter, n’è dicea tante?

 

Pure coso, Oddifreddi, è sì mordace,

ch’er libbro suo me soregge l’infisso

de tutto er monno fatto de neutroni;

c’è n’antro che me regge li protoni,

se chiama Paolo Floresse d’Arcaisso,

ma li preveti nun je danno pace!

 

Mi’ fijo nun de’e ‘mparà mica Dante,

la scola ce ‘nsegna lo cristianismo,

ma stateve attenti, sì che me movo

le Uropa me dà ‘na gallina e ‘n’ovo,

così ve ‘mparo er novo catechismo

che principia cor fossile natante.

 

E co’ cinque pippi, mo’ che se face?

Io me sbattezzo, e a voi ve scrocifisso.

Ma che’mme frega d’e vostre raggioni:

sete ‘na manica de pecoroni,

sonnateve lo inferno e paradisso,

ch’io me godo ‘a vitaccia verace.

 

Le mie, di raggioni, so’ più che sante:

Viva l’Aicità, le Uropa e l’Atteismo!

Avemo fatto lo mejo ritrovo,

si tu c’hai ‘na crocetta, io te ce scovo:

semo i campioni der l’Ibberalismo,

noi semo la giustizzia militante!

 

E quello, appeso, intanto se compiace,

o me guarda storto, o me guarda fisso,

mo’ te riconficco li tre spuntoni…

Noantri semo tanti, semo leggioni,

tu nun se’ che ‘no morto crocefisso,

mica ce mannerai tutti a la brace!

 

(R.M., 2009)

  

Nov 5

Non posso fare a meno di aggiungere al mio studio sul cattoadelphismo, questa indagine parallela sui rapporti tra cultura e jettatura.

I miei amici lo sanno, che sono molto superstizioso. Ma questa superstizione non si esprime attraverso il folklore tradizionale (anche se possiedo, come tutti, il mio cornetto rosso), poiché è di un altro tipo: potrei definirla come “superstizione intellettuale”.

Si tratta del rifiuto di apprendere quel che provoca una istintuale repulsione. È per tale motivo che non ho mai avuto davanti a me una pagina di Guénon (il primo confronto sul cattoadelphismo è giunto infatti alla conclusione che «il miglior modo per opporsi a Guénon è… non leggerlo!»). Read the rest of this entry »

Nov 2

Transeunte, cioè “momentaneo”, “transitorio”: è l’ennesima volta che uno scandalo sessuale trasforma i quotidiani italiani in giornaletti porno. E noi dovremmo ancora dire transeat. Read the rest of this entry »

Ott 26

Sarebbe pretenzioso voler esaurire con un semplice articolo il fenomeno del “cattoadelphismo” (l’infatuazione di molti intellettuali cattolici per la cerchia di Roberto Calasso), per giunta da parte di chi è ancora agli inizi della ricerca. Read the rest of this entry »

Ott 20

In Italia è ormai abitudine definire “satira” qualsiasi offesa gratuita lanciata da un gruppetto di figuri che si autodefiniscono “comici”. Ma la cosa più fastidiosa è dover ricevere continuamente lezioni di morale da questi buffoni: loro difendono la democrazia, la libertà di stampa e di parola, l’onestà della sinistra contro la corruzione berlusconiana. Read the rest of this entry »

Ott 20

L’animale domestico più amato da Jean-Paul Sartre fu “Simone de Beauvoir”, uno splendido esemplare di donna-castoro, che lui preferiva chiamare col nomignolo di Le Castore (per l’assonanza del nome della specie “de Beauvoir” con l’inglese beaver). Read the rest of this entry »

Ott 17

Le guerre, è vero, si fanno per migliaia di motivi; ma non per questo è sbagliato valutare l’apporto ideologico del femminismo alla creazione dello “scontro di civiltà”. Read the rest of this entry »

Ott 17

Paul Driessen, nel suo saggio Eco-imperialismo [Liberilibri, Macerata, 2006] fa una stima del numero di morti che le battaglie ambientaliste hanno causato nel mondo. Read the rest of this entry »

Ott 15

Abbiamo già parlato di Fogazzaro e della preparazione di uno stato di coscienza collettivo, attraverso il quale l’eresia modernista avrebbe esercitato una pressione dall’interno sulle autorità ecclesiastiche.

Ora invece parleremo di quell’altra sciagura, nota col nome di riflusso, che è stata una sorta di “modernismo” per la società civile. Read the rest of this entry »

Ott 13

Come ogni anno, i media cartacei (vedi Corriere, Messaggero e tanti altri) hanno dato spazio ai Macchianera Blog Awards, una classifica dei migliori blog votati da altri bloggers.

In linea di massima, la carta stampata dovrebbe trattare i blog alla stregua di un pericoloso nemico (non ideologico: è una questione di vendite); invece offre loro la più ampia visibilità, per giunta gratuitamente.

All’apparenza sembra essersi generato una sorta di equilibrio spontaneo tra la cosiddetta industria culturale e il mondo di internet. Read the rest of this entry »

Ott 4

Questa me l’ero persa: un’intervista ad Haaretz (“Not afraid to die” di M. Rapoport, 24/09/07) dove Roberto Saviano racconta le sue radici ebraiche e confessa una passionaccia per Sabbatai Zevi.

Avevo creduto che Saviano fosse soltanto uno di quei sionisti fai-da-te (tipo Travaglio), invece sembra che il “messia della legalità” senta una vera e propria “vocazione” per quel blando retaggio giudaico, tanto da tenersi una menorah sul tavolo di casa e dedicare un kaddish a Enzo Baldoni.

Al quotidiano israeliano racconta: Read the rest of this entry »

Ott 1

Se volete sottoporvi ad un costoso lavaggio del cervello, non potete perdere la programmazione giornaliera di Current TV, il canale fondato da Al Gore (visibile su Sky).

Il palinsesto di oggi comprende (la descrizione dei programmi è presa dal sito di Current Italia): Read the rest of this entry »

Giu 22

Frank Stella ha realizzato 14 sgorbi che verranno venduti come “Via Crucis” ad una chiesa romana. Sul perché «queste opere non possono essere collocate in una chiesa», consiglio la lettura dell’ottimo post di Del Visibile, “14 opere dal titolo ‘Via Crucis’ di Frank Stella”, molto più profondo delle mie barbare considerazioni su questo “artista”.

Artista tra virgolette, in quanto Frank Stella non è altro che un rudere della guerra fredda. Proprio così.

All’inizio degli anni ’40 Nelson Rockfeller, presidente del Museum of Modern Art (MoMA) di New York, in accordo con i servizi segreti americani e le agenzie correlate, aveva svenduto ad un’asta alcune pregevoli opere del XIX secolo per acquistare i “capolavori” della prima ondata del cosiddetto “espressionismo astratto” (Jackson Pollock, Robert Motherwell, Stuart Davis, Adolph Gottlieb e, appunto, Frank Stella).

Questa avanguardia artistica fu a tutti gli effetti un prodotto della CIA. Non si tratta di “teorie della cospirazione”, ma di fatti storici documentati da Frances Stonor Saunders nel suo Gli intellettuali e la CIA [Fazi, Roma, 2004], che raccoglie documenti desecretati a proposito delle attività statunitensi di propaganda culturale durante la Cold War.

La CIA tentò di esportare l’espressionismo astratto in Europa come “prodotto autoctono” dell’arte nordamericana, attraverso cospicui finanziamenti occulti per mostre, eventi, concorsi ecc… allo scopo di dimostrare che anche l’arte partecipava dell’assoluta libertà degli States.

Il paradosso, secondo la Frances, sta nel fatto che «per promuovere l’accettazione dell’arte prodotta in democrazia e vantata come un’espressione della democrazia, si doveva eludere il processo democratico» [p. 231].

Solo i dollari di Rockfeller assicurarono la creazione di una “scuola newyorchese”: l’espressionismo astratto non ebbe alcun successo in patria. Molti critici autorevoli misero subito alla berlina la nuova avanguardia; addirittura un consigliere del MoMA si dimise per protesta nei confronti delle “spese pazze” per uno schifosissimo Rothko. Ma tutto ciò venne messo a tacere. Lincoln Kirstein, critico e attivo sostenitore del MoMA, già nel 1948 scriveva dalle pagine di Harper’s che i principi della nuova avanguardia erano «l’improvvisazione come metodo, la deflorazione come formula, e la pittura come un passatempo nelle mani di decoratori d’interni e venditori impazienti».

Alcuni, come John Canaday, vennero minacciati di morte quando osarono criticare apertamente l’“orgia monopolistica” della Scuola di New York.

I servizi segreti arrivarono a “comprare” un posto per l’espressionismo nazionale alla Biennale di Venezia del 1956 (gli Stati Uniti furono l’unico paese ad essere presentato in una sezione a parte).

 

L’espressionismo astratto venne “progettato” per «ottenere l’appoggio degli intellettuali europei» [la Sanders cita un articolo di Eva Crockfort,“Abstract Expressionism, Weapon of the Cold War”, Artforum, n. 10, Giugno 1974, pp. 39-41] come una «espressione autentica, indipendente e autoctona della volontà, dello spirito e del carattere nazionale [americano]» (così il critico Frederic Taubes, direttamente nella Encyclopaedia Britannica del 1946: «Pare che, quanto all’estetica, l’arte statunitense non sia più un luogo dove si accumulano le influenze europee»).

 

Tuttavia è necessario dire che la maggior parte di quei “ragazzi” probabilmente coltivava sul serio un sincero spirito d’artista, e l’accettazione di un “compromesso” del genere li porto a terminare la loro vita in disgrazia: Jackson Pollock, perennemente ubriaco (soprattutto quando doveva spargere del colore su un tendone bianco) morì in un incidente stradale; Franz Kline fu al pari vittima dell’acool; David Smith finì anche lui in un “suicidio autostradale”; Mark Rothko si tagliò le vene; Arshile Gorky si impiccò.

 

Invece Frank Stella si è conservato bene. Il problema è che come figurante della propaganda ormai è inservibile. Quindi tanto valeva appiopparlo a qualche prete. Non è un caso che le sue patacche di metallo attorcigliato verranno smaltite (dietro lauto compenso) nella chiesa di Tor Tre Teste, altro sgorbio progettato da Richard Meier (chi non l’ha vista non può capire).

 

È sospetto, sopra ogni cosa, che Stella continui a ripetere le parole che parecchi lustri fa gli uomini della CIA misero in bocca a quelli come lui: «Il primo spettatore sono io e posso solo sperare che gli altri ne trarranno qualcosa. Ho sempre creduto nel primato dell’astrazione perché crea una linea diretta con le mie emozioni e sentimenti. È il trionfo della soggettività che poi diventa oggettiva per la gioia di altri» (dall’intervista al Corriere dell’11 giugno).

Tale era la “lezioncina” di Alfred Barr, primo direttore del MoMA (l’uomo che consigliò direttamente i servizi di propagandare l’espressionismo astratto): i nazisti e i sovietici (in generale gli europei), non accettano la libertà assoluta degli americani, il non-conformismo dei loro artisti e l’amore per l’indipendenza; quindi c’è bisogno di un po’ di arte d’oltreoceano nel Vecchio Continente.

In nome della fatidica “libertà” americana, Pollock e Hartigan facevano gara a chi ce l’aveva più grosso (il telone su cui scarabocchiare da ubriachi). Durante una esposizione della “Nuova pittura americana” a Barcellona, fu necessario rimuovere la parete che stava sopra la porta metallica del museo, affinché potessero entrare le due croste gareggianti in grandezza.

In poco tempo, le gare tra pastrocchi d’acquarelli di dimensioni giganti divennero il gioco preferito della “Scuola di New York”. Poi, come abbiamo visto, il numero degli “artisti” cominciò a sfoltirsi, e negli anni ’60 l’espressionismo astratto aveva già fatto il suo corso (affossato definitivamente da Peggy Guggenheim, colei che decideva i prezzi).

 

Stella, il rudere settantatreenne, è deciso a conservare il ruolo di propagandista di stato: di un qualsiasi “stato”. Dopo aver condannato la “visione dogmatica” della Chiesa cattolica (che «Le impedisce di riconoscere i capolavori»), pretende comunque di essere pagato.

La questione supera i concetti di “committenza” e “mecenatismo”: il vecchio arrotino, oltre a pretendere un compenso, si permette di dare lezioni ad un’istituzione che ha annoverato tra i suoi papi i più grandi mecenati di tutti i tempi. Ma la Cappella Sistina dipinta da Michelangelo non è un abuso di potere, non è propaganda (ecclesiastica). Neppure io saprei spiegare il perché, in questi tempi maledetti – eppure sento che è così. Al contrario, un Pollock che sputa del colore su una tela e poi viene “sponsorizzato” in Europa tramite la CIA (e le “Fondazioni”), è l’abuso più squallido che si possa vedere. È come smaltire dei rifiuti tossici in un’area verde: guadagno immediato, catastrofe a lento rilascio. Così sono stati i “rifiuti tossici” delle avanguardie: ferraglia e scarti ostentati, impacchettati e venduti.

Oggi ne subiamo gli effetti: tutta l’arte “che conta”, che finisce in prima pagina, è una continua opera di vandalismo. Non solo ai danni della tradizione, ma pure dell’avanguardia: lo spirito dell’innovazione in mano ad un arrotatore canuto.

Capisco che i mercanti continuino a crederci (è il loro mestiere), ma i preti cosa credono di “guadagnarci”? Per S. Tommaso la capacità di cogliere la bellezza appartiene sia all’intelletto che alla volontà: per Frank Stella è pacifico il difetto in entrambi. Ma il suo committente attuale, ha una cattiva conoscenza o una cattiva volontà?

 

Roberto Manfredini

 

Mag 26

Grazie a Libero abbiamo scoperto come Corrado Augias scrive i suoi libri: fa copia e incolla da internet.

L’articolo “Augias passa da Repubblica a ripubblica” (21/05/09), squisitamente carognesco, mette al corrente del plagio effettuato dal compagno di merende di Vito Mancuso: Augias avrebbe copiato un interno passaggio (per altro insignificante) dall’ultimo libro del biologo Edward Osborne Wilson. Il bello è che, oltre a non esserci il “virgolettato”, il testo non è neppure presente nella bibliografia. Ma come è potuto accadere? «La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un po’ come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c’è stato bisogno di un professore di Trento».

Sì, Augias ha detto proprio così: «Non avendo letto Wilson, ho pescato il brano tra le fonti anonime di Internet prestando, questo è il rammarico, poca attenzione alla fonte di quel passaggio in fase di scrittura. Nelle successive edizioni sarà posto rimedio: non solo dichiareremo la fonte, ma citeremo anche questo nostro incidente».

Tullio De Mauro si è sentito in dovere di difendere l’amico: «Dietro alle grida di scandalo, c’è un’idea un po’ romantica di autenticità. Goethe diceva che gli originali sono degli sciocchi di prima mano».

Ma sì, in fondo l’autore non esiste, lo sanno tutti, lo diceva… chi è che lo diceva? Non importa. È tutta invidia, solo perché il libro si trova in testa alle classifiche.

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Mag 9

Settimana scorsa Paolo Barnard ha ben pensato di inviare questo annuncio a tutti i lettori del suo sito:

 

«Cerco giovani ragazze in età 20-30 massimo, molto carine, ma molto, che abbiano un chiaro interesse in quello che ho detto, e che di conseguenza siano disposte a trombarmi. Cioè, mi incontrano, chiacchierano per un po’ e poi si scopa. Alcool e altre sostanze incluse. Contattatemi via mail: dpbarnard@libero.it. Grazie. Paolo Barnard». Read the rest of this entry »

Nov 21

Un interessante volumetto di Fulvio Abbate, Sul conformismo di sinistra [Gaffi Editore, Roma, 2005] è disponibile gratuitamente presso il sito della casa editrice Gaffi.

Il titolo si aggiunge ad una lunga lista di opere “controdemocratiche” (nel senso del partito), molto composita, tra le quali spiccano l’eccellente La Sinistra rivelata di Bontempelli e Badiale, il più recente Eutanasia della sinistra di Barenghi, i saggi di Berselli e Ricolfi ecc… Read the rest of this entry »

Nov 7

Un artista underground mostra orgogliosamente la pagina di Wikipedia a lui dedicata. Non capisco quale merito voglia vantare: nel migliore dei casi, quella pagina l’avrà creata lui stesso. Il fatto che Wikipedia sia aperta a qualsiasi suggestione, anche le più basse e inutili, rende semmai motivo di orgoglio il non essere citati in essa.

Tutt’al più considererei un traguardo soddisfacente apparire sulla Encyclopédie di Diderot e D’Alembert grazie ad un viaggio con la macchina del tempo da me inventata: quella sì, sarebbe stata una cosa di cui vantarsi con gli amici.

Invece, di questi tempi, anche la gloria si presenta in forma “minimale”. Wikipedia ormai non “legittima” più nulla: le critiche a questo “modello di organizzazione della conoscenza” fioccano da ogni parte.

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