Non intendo commentare la morte dei soldati italiani in Afghanistan, o altri avvenimenti di stretta attualità, ma soltanto ribattere ad alcune affermazioni che ricorrono sempre più spesso nel linguaggio giornalistico e quotidiano. Read the rest of this entry »
Dopo otto anni di letture “complottiste” sull’argomento, sono giunto alla conclusione che l’11 settembre non sia stato un auto-attentato.
Premetto subito che a convincermi non sono stati i vari siti italiani di “anti-complottismo”, per i quali confermo le critiche espresse nel mio articolo “I professionisti dell’anti-complottismo”. Il fenomeno dei “debunkers all’amatriciana” è complementare a quello del complottismo dilagante. Non starò qui a ripetere le mie opinioni a proposito (già approfondite nell’articolo).
Vorrei segnalare soltanto una cosa: l’incapacità dei debunkers (parlo soprattutto dei dilettanti) di opporre agli avversari altre ragioni oltre quelle che loro chiamano “scientifiche”.
Non sapendo molto di politica o di storia, gli “anti-complottisti” imbastiscono le loro “contro-tesi” avendo come unico punto di riferimento culturale i documentari di National Geographic, gli articoli di Focus e le pagine di Wikipedia.
Tutti possono immaginare che, se ad un “complottista” si oppongono ragioni scientifiche, quello ribatterà che la scienza è controllata del governo, e quindi non è oggettiva (una tesi, per altro, non disprezzabile, a patto che si siano letti Kuhn, Lakatos o Feyerabend).
Nel suo ultimo saggio su La letteratura italiana e il premio Nobel [Olschki, Firenze, 2009], Enrico Tiozzo rivela alcuni “retroscena” sul mancato conferimento del Nobel ad Antonio Fogazzaro, a causa del suo atto di pubblica obbedienza alla Chiesa di Roma.
Accadeva nel 1906, quando Il santo venne messo all’indice; Fogazzaro rimediò con questa dichiarazione: «Ho risoluto fin dal primo momento di prestare al Decreto quella obbedienza che è mio dovere di cattolico, ossia di non discuterlo, di non operare in contraddizione di esso autorizzando altre traduzioni e ristampe».
Come tutti sanno, l’Accademia di Svezia scelse di premiare un altro italiano, l’antipapista Carducci (che era fortemente anticristiano, ma per i luterani trattavasi di sottigliezza).
Al di là dello sdegno leghista per la “congiura svedese” (sì, ne ha parlato persino La Padania), quello che nessuno ricorda a proposito del Fogazzaro è la sua sottile ritrattazione dell’atto di obbedienza. Avvenne un anno dopo, a Parigi, durante una conferenza sulle “idee religiose di Giovanni Selva”, tenuta il 18 gennaio 1907.
Il critico letterario Paolo Mariani ha tradotto dal francese dei passaggi di questo intervento nel suo La penna il compasso [Il Cerchio, Rimini, 2005, pp. 39-44], libro dedicato all’“altra faccia” della letteratura italiana (nel sottotitolo: “gnosi, massoneria, rivoluzione”).
Lo scritto è comunque consultabile nella sezione “Discorsi” del XIV volume delle Opere [Mondadori, Milano, 1942].
In quella conferenza, Fogazzaro disse di riconoscere il valore «dell’obbedienza alle leggi della Chiesa», ma giustificandola col motivo che «per modificare o abrogare le leggi, la prima cosa da fare contro di esse è obbedire loro». Ammise che il suo scopo era di far pressione sull’autorità dall’interno, per (testuali parole) «la preparazione di uno stato di coscienza collettivo, che si esprimerà spontaneamente negli atti dell’autorità».
Questo era esattamente l’atteggiamento dei modernisti nei confronti della Chiesa: infiltrarsi, creare false urgenze e –soprattutto- presentarsi come oscuri interpreti della “coscienza collettiva”. Fu per tali motivi che San Pio X condannò doverosamente gli errori del modernismo nella enciclica Pascendi:
«Essi operano scientemente e volentemente; sì perché è loro regola che l’autorità debba essere spinta, non rovesciata; si perché hanno bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cangiare a poco a poco la coscienza collettiva; il che quando dicono, non si accorgono di confessare che la coscienza collettiva dissente da loro, e che quindi con nessun diritto essi si dànno interpreti della medesima» [Pascendi Dominici Gregis, 8 settembre 1907].
Il santo è a tutti gli effetti un grimaldello modernista. Ecco cosa il “cattolico” Fogazzaro fa dire a Pietro “Benedetto” Maironi, il protagonista del romanzo:
«Siamo parecchi cattolici, in Italia e fuori d’Italia, ecclesiastici e laici, che desideriamo una riforma della Chiesa. La desideriamo senza ribellioni, operata dall’autorità legittima. Per questo abbiamo bisogno di creare un’opinione che induca l’autorità legittima ad agire in conformità, sia pure fra venti, trenta, cinquant’anni» [cfr. Il santo, Mondadori, Milano, 1932, p. 55].
Un eloquio che, anche dopo cent’anni, non hanno nulla da invidiare ai deliri quotidiani di un Melloni: ecco la «sintesi di tutte le eresie».
Roberto Manfredini
No, non ho letto gli “interventi” di Tettamanzi e Martini e Verzé. Ne ho sentito parlare da tv e giornali, ma ho preferito evitare qualsiasi contatto con le loro dichiarazioni per non dare scandalo al mio occhio e al mio orecchio. So che Pippo Baudo e Gerry Scotti hanno apprezzato le aperture del Card. C.M.M., e questo dovrebbe bastarmi.