Grazie a Libero abbiamo scoperto come Corrado Augias scrive i suoi libri: fa copia e incolla da internet.
L’articolo “Augias passa da Repubblica a ripubblica” (21/05/09), squisitamente carognesco, mette al corrente del plagio effettuato dal compagno di merende di Vito Mancuso: Augias avrebbe copiato un interno passaggio (per altro insignificante) dall’ultimo libro del biologo Edward Osborne Wilson. Il bello è che, oltre a non esserci il “virgolettato”, il testo non è neppure presente nella bibliografia. Ma come è potuto accadere? «La spiegazione che dà Augias è ancora più inquietante. Semplicemente, ha preso chissà dove nel mare magnum di Internet alcune frasi anonime (quante saranno?) che gli facevano comodo e le ha infilate con nonchalance nel suo libro. Un po’ come facevano alcuni poeti antichi per comporre i centoni. Che però, se non altro, richiedevano una certa abilità metrica e si basavano proprio sulla riconoscibilità dei testi (Omero, Virgilio ecc.). Qui la prosa è quella che è; e per smascherare la fonte c’è stato bisogno di un professore di Trento».
Sì, Augias ha detto proprio così: «Non avendo letto Wilson, ho pescato il brano tra le fonti anonime di Internet prestando, questo è il rammarico, poca attenzione alla fonte di quel passaggio in fase di scrittura. Nelle successive edizioni sarà posto rimedio: non solo dichiareremo la fonte, ma citeremo anche questo nostro incidente».
Tullio De Mauro si è sentito in dovere di difendere l’amico: «Dietro alle grida di scandalo, c’è un’idea un po’ romantica di autenticità. Goethe diceva che gli originali sono degli sciocchi di prima mano».
Ma sì, in fondo l’autore non esiste, lo sanno tutti, lo diceva… chi è che lo diceva? Non importa. È tutta invidia, solo perché il libro si trova in testa alle classifiche.